L’intimità di un talento. Alla ricerca di Vivian Maier -ultimo appuntamento con SCHERMI PIATTI cineARTforum

Chi è Vivian Maier?
Una perfetta sconosciuta, che, suo malgrado è giunta agli onori della cronaca a seguito di un fortuito ritrovamento di quello che era il suo “tesoro” celato.
Chissà se una donna schiva come lei avrebbe gradito tanto chiasso nei confronti della sua persona e della sua passione…
Vivian Maier ha trascorso un’esistenza lunga, e piuttosto solitaria. Nata a New York nel 1926 da genitori di origine europea (il padre era americano ma originario di una famiglia austriaca, la madre di natali francesi) trascorse l’infanza tra New York e la Francia, dopo la separazione dei suoi.
Per alcuni anni Vivian visse assieme alla madre nel Bronx presso un’amica francese – Jeanne Bertrand – fotografa professionista che trasmise alle due ospiti la passione per la sua professione.
Grazie alla vendita di una proprietà che le era stata lasciata in eredità nella regione francese di cui era originaria la famiglia, Vivian, all’età di 25 anni, riuscì ad acquistare due apparecchi fotografici, con i quali, messi a tracolla, percorse la regione delle Alte Alpi francesi, e in seguito il Nordamerica, scattando centinaia di fotografie.
Dal 1951, prima a New York e poi definitivamente a Chicago, Vivian si guadagnò da vivere facendo la bambinaia per ricche famiglie di americani. Diceva di non saper fare altri lavori, il mestiere di tata non la faceva impazzire. Eppure riuscì a farsi amare dai ragazzini di cui, negli anni si occupò. In modo particolare dai tre figli dei Gensburg, che si presero cura della loro “Mary Poppins” quando Vivian divenne anziana e, a causa di gravi difficoltà finanziarie, finì per trovare alloggio presso una pensione a buon mercato, e le fu pignorato il suo unico vero patrimonio. Difatti, in cinquant’anni e passa trascorsi a servizio di famiglie non sue, passò tutto il tempo che le rimaneva lontano dai pargoli a scattare fotografie e girare filmini in super8.
Era diventata un tutt’uno con la sua passione, che la coinvolse al punto tale da immedesimarsi nei panni di un “personaggio”, e attraverso gli occhi del suo appassionato alter-ego, documentò il suo passaggio nel mondo.

Le duecento scatole di cartone in cui lei per anni accatastò negativi e rullini non sviluppati furono messe all’asta quando Vivian non fu più in grado di pagare l’affitto del box che conteneva i suoi averi, e fu esattamente in quel momento che John Maloof, figlio di un rigattiere, entrò in possesso del tesoro di Vivian e portò alla luce un enorme patrimonio di immagini, poco prima della morte della fotografa, avvenuta nel 2009.

Una passione tenuta nascosta, o meglio, vissuta per il proprio piacere personale, senza bisogno di ostentazione o approvazione da parte di chicchessia.Il bagno privato di Vivian trasformato in una camera oscura, e al posto della toletta la nostra si dedicava a sviluppare i negativi.
Camera al collo, usciva in starda e anno dopo anno si dedicò sempre più seriamente a ritrarre tutti i soggetti le capitava di incontrare lungo le strade dei quartieri diventati suo terreno d’esplorazione: dai mendicanti ai personaggi famosi, dai mocciosi di strada a donne impellicciate. Fino a rivolgere la camera verso di sè, ma mai direttamente, cogliendo la sua persona attraverso le superfici specchianti delle vetrine dei negozi.
Una personalità strepitosamente affascinante, vissuta quasi totalmente nell’ombra, o ora disvelata, sotto gli occhi di tutti.
John Maloof ne fece un film dcumentario. Ma dopo aver chiarito cosa faceva, e in che modo magnifico lo faceva, la “street photographer ante litteram”, resterà da chiedersi: ma chi era, davvero, Vivian Maier?

Ultimo appuntamento del 2015 di SCHERMI PIATTI cineARTforum, progetto della Petra Cason con l’associazione Laboratorio Arka
MARTEDI 8 DICEMBRE ore 20.45
Introduce la proiezione del docufilm “ALLA RICERCA DI VIVIAN MAIER” Carlo Sala, critico d’arte e curatore.

E’ stato curatore del Comitato scientifico per le celebrazioni del centenario della nascita di Toni Benetton. Ha curato (con Nico Stringa) il Padiglione Venezia alla 12.Mostra internazionale di Architettura, Biennale di Venezia.
Ha curato l’edizione 2008 della Sezione Fotografica del Premio Internazionale Arte Laguna e attualmente è membro di giuria del Premio Nascimben. E’ stato uno dei curatori della 10. del Festival Art Stays a Ptuj (Slovenia) in occasione di Maribor Capitale europea della cultura.
E’ membro del comitato curatoriale della Fondazione Fabbri per cui cura il festival F4 / un’idea di Fotografia e il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee.
E’ consulente per la Provincia di Treviso del palinsesto RetEventi e curatore del circuito di mostre Liquida – Arte in Rete.
E’ docente al Master in Photography all’Università IUAV di Venezia.
Sui saggi e testi critici sono apparsi in circa 30 pubblicazioni con varie case editrici, tra cui Allemandi, Marsilio, Mimesis, Bruno Mondandori e Skira.
Collabora come curatore indipendente in spazi pubblici museali e gallerie private. In particolare la sua attività è orientata alla progettazione e curatela artistica di rassegne che esplorino le tendenze contemporanee e lo scouting dell’arte emergente.

 

 

 

 

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