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RESIDENZA|RESILIENZA

CHI
Progetto ad opera della curatrice d’arte Petra Cason, in collaborazione con il fotografo Marco Dal Maso, con la consulenza di Camilla Speriani, consulente in processi di sostenibilità.

SINOSSI DEL PROGETTO
RESIDENZA|RESILIENZA nasce in relazione al progetto “Disoccupatia” di Marco Dal Maso, nel quale i protagonisti dei ritratti fotografici, giovani residenti nel Nordest italiano incancrenito dalla crisi, sono colti di spalle all’interno della loro quotidianità, mentre vivono nell’attesa che un cambiamento permetta loro il riscatto da un annientamento economico e psicologico.

Il progetto RESIDENZA|RESILIENZA, ospitando all’interno di uno stesso ambito artisti e disoccupati, contribuisce a sbloccare un meccanismo di stallo, sollecitando psicologicamente i disoccupati avvicinandoli ai processi creativi/attuativi dell’arte, con l’intenzione di lavorare sul miglioramento dello stato psichico in cui si trovano e condividendo con gli artisti modalità operative che stimolino alla collaborazione/ cooperazione.
I proventi ricavati dalla vendita delle opere prodotte nell’ambito della Residenza serviranno al sostentamento della stessa, in una prospettiva a lungo termine. Ipotizzando la progettazione sul medio-lungo tempo, si propone un primo ciclo di 5 residenze (ognuna con 5 artisti e 5 disoccupati) della durata complessiva di un anno.

OBIETTIVI
Unire i vantaggi del mercato dell’arte a necessità primarie quali il sostentamento a breve termine di persone senza lavoro, attivando contestualmente un processo di reimmissione nel mercato di una forza lavoro in stand-by. Creare un circolo virtuoso che abbia una ricaduta sociale a breve e lungo termine.

TARGET
Giovani disoccupati di età compresa tra i 25 e i 40 anni; giovani artisti già affermati all’interno del circuito dell’arte contemporanea.

PARTNERS
Partner del progetto saranno, a livello nazionale, accademie, fondazioni d’arte e realtà che già si occupano della promozione e valorizzazione di giovani artisti, e che siano interessati a coinvolgere personalità interessate a “produrre arte” all’interno di un progetto con dichiarate finalità sociali.
Centri per l’impiego, centri di formazione, agenzie per il lavoro, strutture in grado di offrire un supporto psicologico e di aiuto nella ricerca del lavoro alle persone ospiti della residenza.

Progetto RESIDENZA|RESILIENZA © Petra Cason / Olivares cut 2015
(Immagine in evidenza da DISOCCUPATIA © Marco Dal Maso)

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GLI INTERNAUTI – videoinstallazione dal mondo degli OPG

Il 31 marzo 2015 l’Italia ha visto la chiusura definitiva dei cosiddetti OPG, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Strutture obsolete che riflettevano lo stato dell’arte di un’istituzione ormai fuori dal tempo. Uno strascico senza più un vestito, se quel vestito lo chiamiamo manicomio.
Un vestito dismesso nel 1978, quasi 40 anni fa, a seguito della Legge 180, ma che appunto, nel dare fine a una storia lunga secoli, ha “dimenticato” quell’appendice scomoda, rimasta per un altro mezzo secolo invariata tranne nel nome: non più manicomio criminale, venne ribattezzata ospedale psichiatrico giudiziario.

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Da “GLI INTERNAUTI”, Franco Guardascione


Negli OPG si viene internati a seguito dell’applicazione della legge 222 del codice penale che dice in breve : “Nel caso di proscioglimento per infermità psichica è sempre ordinato il ricovero dell’imputato in un ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo non inferiore a due anni.” Nella maggior parte dei casi questi due anni si prorogano all’infinito trasformandosi in un vero e proprio ergastolo bianco. Questa procedura che è oramai una sorta di routine non è nient’altro che lo strascico del vecchio codice Rocco del 1930, in cui il folle era considerato incurabile, pericoloso, irresponsabile e quindi da isolare dalla società e da rinchiudere per sempre in una istituzione manicomiale. Oggi giorno questo concetto è ampiamente superato per una migliore conoscenza delle patologie psichiatriche, ed anche da una efficace farmacologia in grado di ridare al malato una responsabilità, una capacità critica e di giudizio e un comportamento adeguato alle circostanze. Tuttavia l’Italia è rimasta oggi in Europa l’unica nazione dove alla diagnosi di vizio totale o parziale di mente dell’imputato, al momento in cui ha commesso il delitto, il reo rimanga ancora in un ambito penale. Negli scantinati della società, quali possono essere gli OPG, la bonifica psicofisica del recluso ammalato è soltanto un’ ipotesi legislativa che non trova alcun riscontro obiettivo nella realtà. Non sono gli orfanotrofi, le case di rieducazione, gli ospizi per anziani o le carceri il traguardo dell’esclusione, ma bensì i cari e vecchi “ manicomi criminali “, veri luoghi di degradazione umana, dove la violenza dell’uomo sull’uomo tocca vertici abissali.

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TULPENMANIE

Olivares cut ha superato, anche quest’anno, la selezione per partecipare ad INDEPENDENTS5 ad ArtVerona|Art Project Fair, la fiera d’arte moderna e contemporanea che si terrà dal 9 al 13 Ottobre 2014 nei padiglioni 11 e 12 di Veronafiere.Tra le oltre cinquanta realtà che hanno risposto al bando, chiuso il 30 aprile scorso, ne sono state selezionate 25, distintesi per la qualità del progetto e l’attività della propria struttura.

TULPENMANIE – dibattiti attorno al valore dell’arte
Progetto per INDEPENDENTS5 / ARTVERONA 2014

Dando seguito al TAKE CARE CORNER della scorsa edizione, Olivares cut presenta ad Independents 2014 il progetto TULPENMANIE: angolo allargato, quest’anno, dove dialogheranno sulla questione del valore dell’arte, non solamente in un vis a vis, blogger/artista – blogger/curatore, ma – tra loro – numerose figure legate in maniera diretta o indiretta al mondo dell’arte: artisti, curatori, critici, galleristi, consulenti d’arte, collezionisti ma anche imprenditori, architetti, giornalisti, religiosi…che accetteranno l’invito a partecipare al dibattito.

TULPENMANIE fu la prima grande bolla speculativa attestata nella storia del capitalismo. Un bene “effimero” quale un fiore diventa la moneta di scambio di ingenti somme di denaro tra i membri della middle class olandese della prima metà del XVII secolo e, una volta esplosa la “bolla” che aveva gonfiato esageratamente i prezzi, getta sul lastrico centinaia di olandesi che avevano investito sui preziosi fiori turchi.
L’arte viene spesso considerata un “bene rifugio”, non paragonabile ai normali beni scambiati sui mercati, non soggetta a svalutazioni, e pertanto bene sicuro sul quale investire. Ma questo ragionamento si può fare con tutta l’arte, allo stesso modo?
Do per scontato l’accezione “contemporanea” di arte e, attraverso un approccio speculativo, paragono l’opera d’arte al tulipano, mi interrogo sulla qualità dell’arte intesa come bene “effimero”, se essa sia altrettanto soggetta alle speculazioni di un mercato altalenante quanto lo è stato il bulbo di fiore esotico nel corso del Seicento, o se ne sia estranea, e quali sono i motivi.
Tuttavia il mondo dell’arte è assai più vasto, e complesso, del suo mercato e, citando S. Thornton, è un’“economia simbolica” che produce ricchezza culturale non soltanto attraverso il denaro, ma in virtù di un dibattito e di uno scambio di idee”.
Se è vero che un’opera vale quanto si è disposti a spendere per essa (il piacere del possesso), ci si chieda se il valore di un’opera d’arte è assimilabile al prezzo con il quale questa entra nel mercato, o se devono subentrare anche altri fattori. Quanto incide il fattore estetico di un’opera, sul suo valore? Quanto l’apporto concettuale?
Il mercato dell’arte somiglia sempre di più a quello della moda. Fondazioni di importanti griffe hanno assunto il ruolo di “nuovi mecenati”, alla stregua degli istituti religiosi o delle casate nobiliari del passato. Si sostituiscono al ruolo dello Stato in merito alla valorizzazione dell’arte. Ma quanto le “tendenze” influiscono sull’acquisto di un’opera, quanto l’arte contribuisce a creare uno status symbol, come fosse un abito di marca o un’auto di lusso?
In che modo viene scelto, da parte di gallerie, fondazioni, curatori, riviste di settore, di investire sulla carriera di un (giovane) artista anticipatamente alla sua fama? Quanto questo “gioco” influisce sul suo operato, e sulla futura messa sul mercato delle opere?

Il progetto TULPENMANIE si svilupperà in tre momenti:

  • Da ora sino ad ottobre 2014: pubblicazione nel blog di Olivares cut di interviste, riflessioni, articoli, considerazioni che indaghino il tema che si andrà a trattare in sede di fiera, coinvolgendo anche figure che non parteciperanno poi direttamente al Corner ma vogliano comunque dare il loro contributo al dibattito sotto altre forme;
  • Durante ArtVerona: Olivares cut, all’interno del proprio “corner” proporrà TULPENMANIE, tre differenti incontri, nelle giornate salienti della fiera (venerdì, sabato, domenica) che affrontino nello specifico alcuni degli argomenti di cui sopra. Il pubblico potrà partecipare come parte attiva del confronto, all’interno del “corner”, invitato a partecipare, attraverso una “call” antecedente la Fiera, tramite il blog.
  • Dopo ArtVerona: i montaggi video dei tre dibattiti verranno pubblicati sulla pagina del sito dedicata a TULPENMANIE, così come gli interventi a margine, andando a comporre del materiale sul tema del “valore dell’arte” consultabile liberamente.Questo il programma dei dibattiti:
    • GIOVEDì 9 OTTOBRE h. 16.00 – 17.30 
      La sperimentazione dei linguaggi artistici e l’influenza esercitata dalla moda e da altri fattori sociali. / Il ruolo del curatore: come è cambiato negli ultimi anni?
      OspitiFederica Tattoli, Carlo Sala, Marco Tagliafierro, Martha Jiménez Rosano, Cornelia Lochmann.

    • VENERDì 10 OTTOBRE h. 16.00 – 17.30 
      L’industria culturale dell’arte. Cosa crea valore? / La situazione museale e il valore degli spazi anticonvenzionali. / Il rapporto pubblico/privato nella gestione dei fondi alla cultura.
      Ospiti: Aurora Di Mauro,Valentina Bernabei, Adriana Polveroni.

    • SABATO 11 OTTOBRE h. 16.00 – 17.30 
      Il valore sociale e relazionale dell’arte. / Il valore della ricerca in ambito artistico. / Il ruolo dell’artista in una prospettiva di responsabilizzazione del pubblico.
      OspitiAnna Quinz, Virginia Sommadossi, Giulia Galvan, Mirko Baricchi, Silvia Petronici.

‘Uncut’ – 2014 Photo courtesy of Leonardo Onetti Muda

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OPEN STUDIO puntata zero

Open-web

DOMENICA 11 MAGGIO la puntata zero di OPEN STUDIO

OPEN STUDIO è un progetto organizzato da Petra Cason e Teresa Francesca Giffone per riunire le voci che costituiscono il panorama artistico vicentino partendo dai luoghi privati deputati all’arte.

Lo studio è il luogo all’interno del quale l’artista sperimenta, indaga e lascia spazio al pensiero prima di dare l’ultimo tocco al progetto al quale sta lavorando. Questo spazio, spesso protetto e non accessibile al pubblico, o aperto con orari inusuali, sarà il protagonista del pomeriggio di DOMENICA 11 MAGGIO, durante il quale numerosi studi e atelier vicentini apriranno le loro porte al pubblico.

Il programma, in via di definizione, prevederà lo svolgersi di piccoli eventi all’interno dell’evento stesso, ad orari cadenzati, così da ritmare ed arricchire ulteriormente le visite agli studi.

Sperando in una giornata di sole, spingeremo ad una partecipazione sostenibile, con biciclette o a piedi. Con questa puntata 0 sperimenteremo questo nuovo evento che vorremmo diventasse annuale, creando così, almeno una volta l’anno, un vero progetto di collaborazione e mutuo scambio per la valorizzazione della creatività in città.

Per info e contatti e adesioni:
Petra Cason petra.cason@gmail.com / olivarescut.it
Teresa Francesca Giffone tfgiffone84@gmail.com / thesoulinthemirror.com

(Progetto grafico di Valentina Rosset)

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LE POLVERI SOTTILI – genealogia di una (quasi) mostra

Olivares cut ha partecipato alla CALL FOR CURATOR indetta da MaRT per la Galleria Civica di Trento con il progetto LE POLVERI SOTTILI.
Questo il concept del progetto presentato. Attualmente in cerca di un sito dove rendere effettiva l’esposizione.

LE POLVERI SOTTILI

Le Polveri Sottili muove da un approccio sociologico al tema del Conflitto: gli artisti sono stati chiamati ad intervenire – secondo modalità site specific, con opere immersive, esperienziali – conciliando il significato della “guerra” come macroconflitto, con una visione più ampia che indaga come anche i microconflitti, tipici della contemporaneità, siano retaggio di un imprinting atavico, impossibile da cancellare. Il dualismo bene/male, vincitori/vinti, vittime/carnefici è un tentativo semplicistico di mettere ordine. Spesso l’impossibilità di inserire protagonisti e avvenimenti nel “cerchio nero” piuttosto che in quello “bianco” ci dimostra tutta la complessità nel rappresentare verosimilmente una situazione dalle infinite sfumature. A partire dal concetto di identità, la mostra vuole proporre un’iconografia del conflitto contemporaneo. “Le Polveri Sottili” hanno un duplice significato: da un lato si riferiscono alla polvere da sparo, materiale esplosivo ma di per sé innocuo (riferimento metonimico alla concretizzazione dell’azione violenta della guerra); dall’altro, si fa riferimento alle polveri inquinanti, che si insinuano, invisibili e indisturbate, all’interno dell’organismo fino ad incancrenirlo e distruggerlo, metafora di conflitti subdoli e ancor più pericolosi degli scontri diretti, palesi. La mostra non vuole, pertanto, essere un “elogio al conflitto”, pur riconoscendo a esso un importante valore nel processo di crescita individuale e conoscitiva. Il
conflitto è una forma d’interazione intensa, che non necessariamente comporta l’uso della violenza. Esso fortifica il Sé attraverso il riconoscimento dell’Altro, promuove l’integrazione interna del gruppo; si mantiene dualistico indipendentemente dal livello entro il quale viene a crearsi. Il conflitto aperto è sempre tra due parti: ecco dunque che il percorso espositivo ha valore catartico. Il dualismo di significanti è espresso dall’uso del nero in contrasto con il bianco. Il nero si limita alle stanze, singole battaglie; il bianco degli spazi di passaggio concede pause, riflessioni.
La partenza dal basso trascina sul fondo le “polveri pesanti” assieme allo spettatore: le opere di questa sezione non lasciano spazio a una tregua; la risalita, con le “polveri leggere”, porta maggiore respiro. La visione di questi nuovi lavori, che scavano nei conflitti interiori ancor più che in quelli interpersonali, attenua la scarnificazione del concetto avvenuta nella prima sezione della mostra. Da Un terribile amore per la guerra di J. Hillman è stata scelta la frase che corre lungo tutta la Galleria, conciliando visione e interpretazione sociologica, affermando, ancora una volta, il concetto di guerra come rappresentativo e inglobante tutti i conflitti ai quali l’Uomo (contemporaneo) è sottoposto.  Alla definizione del concept ha collaborato il sociologo Vincenzo Romania.

…la guerra genera la struttura stessa dell’esistenza e del nostro pensiero su di essa: le nostre idee di universo, di religione, di etica; il tipo di pensiero alla base della logica aristotelica degli opposti, delle antinomie kantiane, della selezione naturale di Darwin, della lotta di classe marxiana e perfino della freudiana rimozione dell’Es da parte dell’Io e del Super-io. Noi pensiamo secondo la categoria della guerra, ci sentiamo in dissidio con noi stessi e senza rendercene conto siamo convinti che la predazione, la difesa del territorio, la conquista e la battaglia interminabile di forze opposte siano le leggi fondamentali dell’esistenza”.

J. Hillman, Un terribile amore per la guerra, Milano, Adelphi, 2005.

Progetto espositivo a cura di Petra Cason
Consulenza al concept Vincenzo Romania, sociologo
Consulenza al progetto espositivo Nicola Cappellari, architetto; Flavio Barban, architetto
Grafica Cristina Maraschin

Artisti
Fabiano De Martin
Samuele Papiro
Vincenzo Romania
Giuseppe Vigolo
Marco Dal Maso / Francesca Sarah Toich
Giacomo Roccon
Franco Guardascione
Andrea Rosset
Nicole Voltan
Enrica Casentini
Arianna Piazza
Federico Lanaro
Dimitri Giannina

(Immagine dall’opera WEAPONS di Giuseppe Vigolo)

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