Posts Tagged: mad house

Studio Job. MAD HOUSE al Museum of Arts and Design di NY

Vale la pena un tour all’interno degli spazi del Museum of Arts and Design di New York. Un edificio bizzarro che, nonostante la sua bassa statura, si fa notare, tra i palazzi che fanno da corollario ad un confuso Cristoforo Colombo proprio al centro del Columbus Circle, sulla 59a strada. (Confuso, Colombo, perchè voci dicono che il suo dito non indichi nè le Indie, né l’entroterra. D’altronde in America c’era già arrivato. Che altro avrebbe dovuto indicare?!)

13606711_10208779759279017_4908494808804132436_nDicevo. Il Museum of Arts and Design. Il giovedì, dalle 6 alle 9 di sera, non solo i visitatori avidi di musei come me possono usufruire della formula Pay-What-You-Wish (a fronte dei 16 dollari del biglietto d’ingresso, nemmeno così costoso, se paragonato ad altri colossi museali in città) ma trovano il vantaggio di essere accompagnati lungo il percorso espositivo da una guida esperta che dà ottime informazioni utili alla comprensione di ciò che si sta (talvolta sbigottiti) guardando.
Dopo una rapida occhiata agli studi/atelier aperti al 6° piano, sono scesa al 5° imbattendomi in una delle principali “current exhibition”, Studio Job, MAD HOUSE.
Già il titolo mi ha divertito, MAD House, quando MAD è sia l’acronimo del museo (Museum, Art, Design) ma, ancora più azzeccato, la parola inglese per inidcare “pazzo”. In effetti gli oggetti in esposizione erano piuttosto bizzarri, pur essendo – come ha tenuto a ribadire più volte la nostra guida, e a me sembrava di riascoltare le parole del buon Bruno Munari – non solo esteticamente accattivanti ma anche, essendo prodotti di design (devono essere!) “estremamente” funzionali.
Tuttavia qui la funzionalità – che, invero, e seppur con qualche difficoltà, permane – lascia ampio spazio alla creatività, all’ironia e talvolta al sarcasmo, magistralmente orchestrato nel sapiente uso delle materie che compongono le bizzarre creazioni prodotte da Studio Job.

Con lo scattare del nuovo millennio due ingegnosi designer, Job Smeets (belga, del 1970) e Nynke Tynagel (olandese, del 1977) hanno aperto nella ricca e brillante Anversa il loro Studio Job, una fucina creativa che li ha portati, negli anni, ad ampliarsi fino ad annoverare un numero cospicuo di collaboratori, e produrre una quantità esorbitante di oggetti, finiti per la gran parte nelle collezioni private di ricchi committenti.
Mad House. Lampade, tavolini da salotto, armadi e orologi a pendolo mascherati da torte nuziali dal chiaro sentore erotico, navi che affondano o treni che deragliano, cattedrali e templi ribaltati, castelli ossidati dal tempo e pipe magrittiane.
In breve, la ricerca inesausta dei due designer nordici è fatta da continue peregrinazioni alla ricerca di spunti iconografici in un passato storico che passa dalle forme massicce dei castelli medievali alle guglie slanciate del neogotico anglosassone, passando per la Pop Art e tutto quello che ha partorito il Surrealismo, da Duchamp in avanti.

E’ arte? Forse non ce la si dovrebbe nemmeno porre, questa domanda, in un museo del design. Ma qui la risposta è smaccatamente “no, non lo è. E’ design.” E’ la capacità di riunire, all’interno di un unico manufatto  la qualità del progetto iniziale, sviluppato con maestria nell’esecutivo, unito alla sapienza tecnica nella lavorazione dei materiali. Certo non guasta la bizzarria anticonvenzionale e provocatoria che ne fa del lavoro di Studio Job quasi un “unicum”, ma non per questo possiamo definire questi insoliti “componenti d’arredo” oggetti d’arte.
Tuttavia la quantità di simboli e meta significati di cui sono zeppi questi “pezzi da collezione” (“C’è qualcuno che si metterebbe veramente in sala un orologio a pendolo come questo?” ha chiesto la guida al suo pubblico, “…a parte Donald Trump?”. Risate.) li fanno degni di una breve analisi, naturalmente supportata da qualche foto piuttosto esplicativa.

Siamo a New York, non può di certo mancare King Kong…che tuttavia non sta scalando come nel film cult l’Empire State Building, bensì un modellino del Burj Khalifa, il grattacielo di Dubai che, con i suoi 829 e passa metri, è ad oggi l’opera più alta di sempre costruita dall’uomo. Tuttavia King Kong, che ha vista sostituita la sua morbida pelliccia nera da una distesa di brillanti scuri posati a mano sulla sua possente figura rampante, sta comunque lottando contro gli aeroplanini “di tutte le guerre” che lo disturbano dal suo fine ultimo (sarà ancora l’amore per la bella bionda?) posati su nubi d’oro…
Ma la funzione di questo manufatto, qual è? Ah già, indicare l’ora! Ma quasi scompare alla vista, il piccolo quadrante incastonato nella facciata del tempio roseo della città di Petra, a sua volta inglobato nel grande masso dorato che fa da basamento alla scala a chiocciola dello scimmione.

13566905_10208780372494347_1782773466408244995_n       13599953_10208780372454346_4934180693796191580_n13599983_10208780372894357_6054548750915094732_n

Lasciando New York arriviamo a Londra. Un altro signor orologio, questo che mantiene la scintillante autorevolezza del quadrante del Big Ben…ma tra quello e il Palazzo di Westminster che ne fa da basamento non c’è che un ammasso di pietre disposte come la sabbia in una clessidra. A completare questo sobrio presagio apocalittico c’è uno scoppiettante doble decker, il tipico bus londinese a due piani, con una fiammata che gli esce dal tubo di scappamento e i finestrini rotondi come palloni, proprio sulla sommità della torre dell’orologio.

             13599832_10208780373974384_5315282500700197681_n     13592180_10208779761919083_8549856967121799118_n13567296_10208780373214365_5327519768770728029_n

Ancora uno, l’ennesimo orologio. Ecco che esce la passione per il medioevo, per le leggende antiche e per i significati reconditi: nel cuore meccanico di questo “mantel clock” si insinua niente meno che la spada nella roccia, ispirandosi alla storia di Re Artù e alla preziosa Excalibur, bloccata nella roccia: ma il tempo passa senza che vi sia l’arrivo dell’agognato eroe a sguainarne l’affilata lama la quale finisce – seguendo il suo destino – per corrodersi… (l’orologio fa parte delle “Oxidized series”).

13612187_10208779762959109_5057375159163301292_n

E altre amenità…

13592376_10208780559139013_6091768546995689269_n  13557681_10208779759799030_5127731738762389212_n13592211_10208779760239041_6239483850079561574_n

13599923_10208779768599250_7239640562084339222_n13590343_10208779759359019_2931423695553822861_n13567473_10208779761959084_5916263810141275267_n13567084_10208779763079112_542568333869114940_n13612130_10208779760959059_3600619906481048183_n13590389_10208779768999260_2224265660991741964_n   13606956_10208779769439271_4638507241927430706_n13626341_10208779769559274_7910404494507745834_n

13615118_10208779767919233_6840873624052776798_n 13626511_10208779768559249_8034699711771505484_n13626511_10208779769959284_8147638479250326011_n

13620923_10208779762359094_887481395520174219_n              13620042_10208779767599225_65182914314437672_n

 

Facebook Twitter Pinterest