innervazione. appunti per monte ricco

Caro,
Ho scritto qualche riga a proposito di come mi sto immaginando la mostra a Monte Ricco. Un’entità dalle fattezze un po’ animali, un po’ vegetali, che si muove e cresce dentro l’esoscheletro del Forte.

Ho una visione ad anelli concentrici di questa mostra. Tre cerchi, i nostri, che non si toccheranno se non grazie alle connessioni tra alcune opere, in qualche modo condivise.
Io mi prenderei l’anello di mezzo – un nucleo ristretto di opere come elementi di congiunzione tra il “tuo” Brain Tooling – più esterno e che tutto ingloba – e TC DC, nel midollo.

Chiaro che ci sono per curare la mostra nella sua interezza, al vostro fianco, ma forse può essere sensato concedermi di “prendermi cura” in misura maggiore di questa sezione “trasversale”. Che ne pensi?

 Letta la tua ultima mail. Tra domani e lunedì guardo gli artisti in lista che ancora non ho visto e, a seconda di come decideremo di procedere, suggeriró anch’io qualche nome (o forse qualche opera, già).
A presto!

Ps. L’ha finita di fare un inverno al giorno lì? 

Petra

 

innervazione

A partire da una nervatura.
Leggere un’intera mostra come la risultante di un’innervazione che, lentamente, inesorabilmente, si propaga.

/Innervazione/ è del nervo che irradiandosi sostiene, collega, agisce.
Sull’organo che, da solo, può poco. Il nervo sostiene, trattiene, e permette.
/Innervazione/ è del tappeto di ife nel sottobosco, l’intreccio tentacolare del micelio che si insinua tra la vegetazione, tra le protuberanze minerali.  È del fascio ordinato che trama il tessuto fogliare.

/Innervare/ è dell’azione. La linfa vitale che irrora le propagazioni e le nutre, le accresce.
Propagazioni nervose, in trame di carne e sangue.
Propagazioni vegetali, in diramazioni dense di fibre e clorofilla.

Opere come organi di un’entità unica. Dialogano con lo spazio che li accoglie, capace di dilatarsi fino al grado massimo di tensione. Fino ad aderire con la pelle, sfociando in un rapporto osmotico.
Incubato nell’esoscheletro in pietra, ogni organo/opera si fa propulsore del movimento di disseminazione e vitalità del tutto. E quindi due, tre, sette cuori. Sei cervelli, due fegati, cinque pancreas, quattro milze, un numero indefinito di tratti intestinali, per far funzionare il sistema.

Questo organismo pulsante è assoggettato all’ordine di forze che insistono secondo un moto centrifugo. L’innervazione prosegue, inesorabile, attraverso la permeabilità dell’esoscheletro.
La spinta è irregolare, nella forza e nella durata. Ma inevitabile. È il sasso che cade nell’acqua e provoca un’onda inerziale. Non si esaurisce, ne è fuori.

 

/stralcio del carteggio mail con gianluca d’incà levis, nella fase di pianificazione della mostra ‘brain tooling’, inaugurata al forte di monte ricco a pieve di cadore il 30 giugno 2018. mostra curata da gianluca d’incà levis, riccardo caldura e petra cason, che qui scrive/

Foto di copertina di Giacomo De Donà per Dolomiti Contemporanee

 

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