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ARTE ALLA FERMATA DEL TRENO. LASTATION E TERRE ESTREME

Ci siamo incontrati, io e Ramdom, circa un anno fa, nella fascia di cemento che divide a metà il padiglione 11 di ArtVerona, quel lembo di terra rubato alle gallerie ufficiali e destinato agli “INDEPENDENTS”, per “dare spazio e visibilità in una fiera d’arte moderna e contemporanea alle più interessanti realtà artistiche e sperimentali italiane, che si muovono in maniera autonoma ed emancipata rispetto al sistema istituzionale e che sono spesso catalizzatrici di nuove tendenze”. (cit.)

Io ero lì come Olivares cut, con un set che era un salotto, all’interno del quale si tennero incontri (talk) sul valore dell’arte contemporanea. Ramdom invece portava l’“Indagine sulle Terre Estreme”, una ricerca in continua evoluzione che interroga e va a scoprire il rapporto tra il territorio da dove Ramdom viene, l’ultima appendice di terra della splendida Puglia, un territorio tanto affascinante quanto non facile. C’erano alcuni video, oggetti e brani di immagini tratti dalle performance, tutti a comporre un quadro tridimensionale del progetto iniziato nel 2013 dall’associazione.
Un progetto impegnativo e profondo, che bene coniuga contenuti ed estetica, che mica guasta, anche nell’arte contemporanea, soprattutto quando si vogliono muovere critiche nei confronti di qualcosa di negletto.

In questi mesi ho tenuto i contatti con Paolo Mele, il curatore di Ramdom. Lui scriveva da Ney York, dove lavora, io dal bel paesello del Palladio, quello che ha un obbrobrio architettonico mostruosamete grande proprio in traiettoria visiva tra casa mia e villa Capra, la famosa Rotonda. E ho seguito a distanza, ma con la vicinanza che i social network usati scientemente consentono, la nascita e lo sviluppo di Lastation, la “casa” di Ramdom.
Avete presente quell’iniziativa promossa dal gruppo FSI di cedere in comodato d’uso a Istituzioni del territorio (organizzazioni no profit attive nei diversi settori) degli spazi “non strumentali”, o meglio le stazioncine chiuse da tempo, quando il giro di vite effettuato negli ultimi decenni dalle Ferrovie ha ridotto drasticamente il personale e concentrato le attività solamente nei centri di maggiore passaggio? Bene, Lastation sta al primo piano di uno di questi spazi, o meglio, nell’ultima stazione a sud-est d’Italia, nel tacco dello stivale peninsulare, e lì Ramdom ha instaurato la sua “cabina di regia”, luogo di residenza artistica, hub, punto di ricerca, spazio culturale aperto alla cittadinanza che vive e gravita per Capo di Leuca.

Così quando ho cominciato a pensare a come parlare di arte contemporanea senza necessariamente fare tutte le volte una mostra, ho pensato anche a Lastation.
Ho scelto la modalità del cineforum, ho pensato di suddividere questo primo tentativo di SCHERMI PIATTI in due sezioni, la prima “docufilm” dedicata ad artisti famosi, partire da “facce note”, ma avvicinando il pubblico introducendo il contesto in cui questi artisti si inseriscono, con la possibilità di approfondire in seconda battuta ciò che vedono nel corso della serata.
L’altra sezione invece l’ho chiamata “studio”, ed è dedicata ai contributi video che parlino dell’arte “realmente” contemporanea, o meglio ancor più contemporanea, perchè andiamo a scoprire di volta in volta artisti giovani, e i progetti artistici, e ricerce che stanno portando avanti esattamente in questo frangente storico. L’arte è lo specchio del tempo, o la lente attraverso la quale guardare il mondo con occhi più limpidi.

Quindi ecco, dopo il successo dei primi due appuntamenti, il primo su Marina Abramovic, con la proiezione del docufilm “The Artist is present” e un mio breve excursus sulla performance art, il secondo su Ai Weiwei e la proiezione del suo “Never Sorry”, anticipata dalla presentazione del progetto “Meschino” del duo artistico Fagarazzi e Zuffellato, la terza serata di SCHERMI PIATTI sarà dedicata totalmente a Lastation e al progetto Terre Estreme, con la diretta video da Capo di Leuca su Vicenza, e la proiezione del film EXTREME LAND, che verrà introdotto da Luca Coclite, uno degli artisti di Ramdom e mio interlocutore negli ultimi tempi, e farà seguito da un dibattito, che coinvolgerà tanto il pubblico di Lastation quanto il nostro vicentino a Laboratorio Arka.
(Una breve anticipazione, sempre nella sezione “studio”, martedì 24 novembre la blogger e curatrice Veronica Mazzucco presenta una selezione di opere di videoarte nella serata intitolata BESTIE, ARBUSTI E ARTIFICI, mentre martedì 8 dicembre il curatore e critico Carlo Sala introdurrà il “docufilm” “Alla ricerca di Vivian Maier, sulla fotografa statunitense).

Qualche info su ciò che andremo a vedere martedì:

TERRE ESTREME | EXTREME LAND
Extreme Land è un film sulla fine, sull’estremità. Uno sguardo sull’estremo lembo a sud est d’Italia.

Dal 2013, lì dove Adriatico e Ionio si ricongiungono, nel cuore del mediterraneo, l’associazione Ramdom, ha lanciato “Indagine sulle Terre Estreme” un progetto di studio e analisi artistica del territorio, del paesaggio, degli elementi socioculturali di questa terra di confine. Artisti, curatori, ricercatori, residenti, soggetti pubblici e privati, sono stati invitati ad analizzare il Capo di Leuca: lo hanno studiato, destrutturato e rielaborato attraverso produzioni artistiche di varia natura e forma.
Il film è un “dietro le quinte” dei lavori realizzati: si costruisce attorno ad una serie di immagini, molte delle quali inedite, che compongono il cospicuo materiale d’archivio prodotto e raccolto a partire dalla fine del 2013. È una narrazione collettiva: i “punti di vista” sono molteplici e complessi, così come sfaccettato appare questo estremo lembo di terra. Il risultato è la creazione di una video-cartolina insolita, dove a essere rappresentate sono le visioni non standardizzate dei luoghi.
EXTREME LAND, attraverso gli interventi Imaginary holidays (Coclite), Parade for the landscape (Andreco), Remapping extreme land (Carboni), Oltre il paesaggio (Casas), Deriva (De Mattia e Coclite) e Defautl15 (artisti vari), riflette e s’interroga sui contrasti di questa terra, espressi, in maniera evocativa, dai paesaggi diversificati che la compongono. Il video si dipana lungo una traiettoria, quella compiuta dal sole, che solo da una Terra Estrema come quella in questione si ha il privilegio di vedere nascere e morire lungo lo stesso orizzonte.
Il film, realizzato da Luca Coclite, è prodotto da Ramdom all’interno del progetto GAP grazie al sostegno della Fondazione con il Sud e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Puglia.

Vi aspettiamo numerosi MARTEDì 10 NOVEMBRE dalle 20.45 nella sede dell’ass. Laboratorio Arka.
Qui trovate l’evento su facebook

SCHERMI PIATTI cineARTforum
A cura di Petra Cason
Associazione Laboratorio Arka – contrà Mure San Michele 27, Vicenza

Ingresso al cineforum 4 € (+ 3 € tessera associazione anno 2015)
Per info e prenotazioni: petra@olivarescut.it

*foto in evidenza IMAGINARY HOLIDAY, Luca Coclite

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A Carrara per il Summer CAmP di Art Hub

Dall’8 al 12 settembre sarò a Carrara tra i venti partecipanti al Summer CAmP di Art Hub Carrara, corso di progettazione culturale, che si terrà presso il prestigioso CAP – Centro Arti Plastiche e in diversi altri luoghi della città toscana.

Cinque intense giornate nelle quali i quattro tutor, professionisti nell’ambito del contemporaneo, dialogheranno con i venti corsisti – selezionati da Art Hub – attorno a temi fondamentali quali gli strumenti di progettazione di eventi e mostre d’arte contemporanea, lo storytelling per la presentazione di un progetto, strumenti di finanziamento dei progetti e studi di fattibilità, approfondimenti in merito alla proprietà intellettuale.

I progetti sviluppati in occasione del Summer CAmP saranno presentati all’interno della piattaforma di Con_Vivere Carrara Festival e proposti a enti pubblici, privati, e ai partner di Art Hub Carrara.

L’Art Hub di Carrara è il primo e attualmente l’unico incubatore italiano dedicato alle professioni dell’arte contemporanea. Da un lato tenta di creare un’occasione di formazione e orientamento, dall’altro cerca di mettere in rete diverse professioni e soprattutto professionisti, con lo scopo di creare non solo sinergie ma anche reali occasioni di scambio in ambito lavorativo.

Art Hub è un progetto dell’associazione BlitzArt e vede il partenariato del Comune di Carrara e la collaborazione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nell’ambito del progetto regionale Cantiere Toscana Contemporanea. Artribune, mediapartner del progetto, ha già redatto diversi articoli che approfondiscono il tema.

Vi terrò aggiornati giornalmente con post e video (anche in diretta) che potrete seguire da qui e dalla pagina facebook di Olivares Cut.

 

 

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“Bye Bye Ulay”. Addio a Metamorfosi Gallery

Ho bisogno di una memoria storica.
Mentre pensavo a come raccontare del mio “adieu” a Metamorfosi Gallery, mi è tornata alla mente quella famosa cantilena di Marina Abramovic, in cui lei, chiusa la relazione con Ulay, il suo inseparabile compagno, nella vita e nell’arte – ambiti che così spesso coincidevano, o si fondevano indissolubilmente – recitava come un mantra, all’interno di non ricordo più quale performance. Bye-bye, Extremes. Bye-bye, Purity. Bye-bye, Togetherness. Bye-bye, Intensity. Bye-bye, Jealously. Bye-bye, Structure. Bye-bye, Tibetans. Bye-bye, Danger. Bye-bye, Unhappiness. Bye-bye, Solitude. Bye-bye, Tears. Bye-bye, Ulay.

Con la separazione terminava un periodo storico, per Marina e Ulay. Il tempo delle performance estreme, della tensione emotiva, del rapporto simbiotico e folle che sperimentava gli eccessi. Finiva una fase importante della loro vita, e della loro carriera. Poi via, ognun per sè.
Ora. Certo che non voglio paragonare la mia dipartita da un’associazione alla separazione di due dei più grandi performer e artisti degli ultimi anni ma, credete (alla mia vena melodrammatica, soprattutto) le separazioni, alla fine, si assomigliano un po’ tutte.
Il mio rapporto con la vita e con l’arte intese come un legame simbiotico hanno fatto sì che io non sia mai stata in grado di vedere ciò di cui mi occupo come un passatempo, per cui riversare me stessa all’interno di un progetto in cui credo non è stato solo naturale, ma inevitabile.
Per questo la decisione di lasciare un progetto al quale ho dato i natali, ho dedicato anni di energie, idee e tempo, per creare, per intessere relazioni, è paragonabile all’abbandono di un amante, con tutto il carico di emozioni che una separazione comporta.

Il 15 maggio cadeva il terzo anniversario della fondazione di Metamorfosi Gallery. E io ho deciso, armi e bagagli, di uscirmene, di lasciare.
Lascio, dopo averci dedicato tutto l’amore di cui sono stata in grado, per voltare pagina, per cambiare metodo, per andare avanti.
Tre anni che sono stati per me di intenso lavoro, non solo con Angela Stefani ed Elena Piazza (con le quali all’inizio condividevo anche Palazzo Leoni Montanari) ma anche assieme ad una rete fittissima di artisti, curatori, istituzioni, partner, amici cari, i quali hanno collaborato, anche fuori dalle fila, a rendere Metamorfosi Gallery quello che è stata.

Nel 2010 mi chiamarono un artista, Emjl Berdin, e l’allora assessore alla cultura del Comune di Dueville, Michele Cisco, per parlarmi della piccola esposizione, Metamorfosi, che raccoglieva le opere degli artisti italiani, di Dueville, e degli artisti di Schorndorf (la cittadina tedesca a poche decine di km da Stoccarda) e per chiedermi di occuparmene.
Ecco quanto. Non avrei creduto che una piccola mostra sarebbe diventata il pretesto (e avrebbe dato il nome) per un progetto a lungo termine, e che divenne, nel 2012, un’associazione, in occasione di K/R/S, la grande mostra che realizzammo a Caldogno, nello spazio espositivo C4, un bunker della Seconda Guerra Mondiale. Il gemellaggio tra Dueville, Schorndorf e Tulle è continuato per anni, e prosegue tutt’ora, non senza difficoltà. Non ricordo più quanti artisti parteciparono, con centinaia di opere, due camion per trasportarle in giro per l’Europa e migliaia di km di spostamento.

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Inaugurazione di K/R/S a caldogno nel settembre 2012

Quel gemellaggio produsse mostre grandi e piccole, come Micrometamorfosi alla biblioteca di Dueville la prima edizione, e nel 2013 anche ospiti di Spazio Nadir a Vicenza. Il sodalizio con la Germania fu lungo. Un anno (nel 2010) portai le opere da esporre alla Notte dell’Arte (la Kunstnacht di Schorndorf) stivate dentro un cassone che pareva il baule di un enorme trasloco.

Il baule con le opere d'arte nel van di Uko

Il baule con le opere d’arte nel van di Uko

L’anno successivo, sempre a settembre, io e Ale affrontammo in tre giorni un viaggio di quasi venti ore, tra andata e ritorno, con la Panda colma di quadri. Sembravamo degli esuli, o dei ladri di opere d’arte. Ma la mostra in Germania fu spettacolare.
Nel 2012 salimmo tutti, io, Angela ed Elena, e vennero con noi anche alcuni degli artisti che esponevano e qualche amico: Andrea ed Elena, Marco con Marianna, Hzg. Ci ospitarono gli amici tedeschi. Doro, Uko, Hardy, EBBA. Fu un viaggio memorabile.

Delegazione italiana alla Kunststrasse 2012

Delegazione italiana alla Kunststrasse 2012

Ora non ha neppure molto senso cercare di disporre i ricordi in ordine cronologico. Perchè sapete come funziona la memoria, confonde le cose secondo criteri che sono del tutto arbitrari.
Per cui racconto di GHISA Art Fusion come fosse un progetto a se stante, quando invece si è protratto per tre anni, mischiandosi nel frattempo ad altri progetti. Ideato assieme ad Anna Zerbaro, Ghisa (che inizialmente doveva chiamarsi Ghisa e Contrabbasso, perchè univa le location scledensi dell’archeologia industriale  – altra mia passione, dai tempi del master all’Università di Padova, in conservazione del patrimonio industriale – alla parte musicale che in un primo momento fu preponderante) venne portato avanti con MG.
Poi si insinuò l’arte, “Contrabbasso” fu estromessa quasi subito a favore di un più ampio “art fusion” e Alessandro Giacomelli (che al tempo era il mio compagno e che non smise mai di prendersi cura della grafica dei miei progetti) ideò uno dei loghi più belli di sempre, realizzato pensando alle strutture in ghisa dell’Iron Bridge, il ponte che attraversa il Severn. Uno dei più antichi ponti in ghisa del Regno Unito, il simbolo dell’evoluzione della tecnologia protoindustriale, che aveva una trama, nelle nervature che sorreggevano il suo arco di 30 metri, che ci piaceva moltissimo. Hzg, con quel logo, realizzò sulle borse di cotone delle serigrafie perfette, in un grigio cupo che ricordava proprio il tono del metallo.
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Durante i tre anni di GHISA passarono per il Lanificio Conte, lo Shed, il Giardino Jacquard e Fabbrica Saccardo moltissimi artisti, pittori, scultori, incisori, fotografi, musicisti, performer, che a nominarli tutti rischierei di fare un elenco troppo lungo per un post come questo. Ma credo che molti di voi ricordino le splendide domeniche sera passate a Schio in nostra compagnia a scoprire, passo passo, la rassegna che evolveva.

Jennifer rosa a GHISA del 2013

Jennifer rosa a GHISA del 2013

L’amicizia con Mattia Stella portò al coinvolgimento di Metamorfosi Gallery all’interno degli eventi che portarono Vicenza, nel 2013 al primo Vicenza Pride. Ci furono quattro piccole ma bellissime mostre, per la rassegna Art Coming Out, che vennerò ospitate nei bar del centro storico di Vicenza, per cominciare a parlare di omossessualità in termini meno criptici o banalizzanti, ossia attraverso il linguaggio incisivo e allo stesso tempo delicato dell’arte. E poi la grande mostra al B55, la collettiva alla quale aderirono artisti da tutta Italia: Io sono diverso. Cristina Maraschin per quell’occasione aveva seguito tutta la grafica, ideando il logo che divenne, anche in questo caso, un simbolo che sa rimanere nel tempo, a memoria della partecipazione di MG ad un evento così importante per la nostra città.

L'inaugurazione di IO SONO DIVERSO, 2013

L’inaugurazione di IO SONO DIVERSO, 2013

E poi venne il tango. Dopo aver appeso al chiodo le scarpe delle danze scozzesi (lo so, in pochi di voi sanno questo aspetto del mio passato) mi gettai anima e corpo in quel ballo malinconico e intenso, che si crede di ballare in due, ma in realtà è in grado di mettere in comunicazione con se stessi in un modo così profondo da sconvolgere.
Al solito, la mia passione non è in grado di rimanere solo mia. Devo coinvolgere chi mi sta attorno nel vortice. Pertanto, prima portai più di un amico ai corsi, qualcuno fuggì subito, altri – come Caterina – rimasero e ancora condividono con me questa vocazione. Ma poi (ancora Dueville) l’occasione di avere il Busnelli Giardino Magico a disposizione era un’attrattiva troppo grande per non voler organizzarci una milonga. Detto, fatto: l’ideazione di Nocturna Tango. Che quest’anno è arrivata alla quarta edizione, e nel frattempo si è spostata da Dueville a Vicenza, dagli amici del Bocciodromo che hanno accolto la rassegna a braccia aperte (alla quale ha contribuito con un aiuto prezioso Luisa Sabbatini), e ha fatto suonare ottimi musicisti e valenti musicalizadores, esposto mostre sul tango, fatto assaggiare piatti argentini, proiettato film a tema, fatto ascoltare ottima musica e fatto ballare centinaia di ballerini.

Nocturna Tango al Bocciodromo nel 2014

Nocturna Tango al Bocciodromo nel 2014

Ma ora. E’ cambiato il vento. Lascio Metamorfosi Gallery. Bye bye Ulay.
Provo a immergermi, attraverso Olivares cut (il mio personale “baule”, come quello con le opere d’arte che trascinavo per gli aeroporti di mezza Europa), immergermi ancora più profondamente nell’arte, provo a prendermi cura ancor più professionalmente di quanto sia stata in grado di fare finora degli artisti e della loro arte. Perchè (lo ribadisco a me stessa, sempre) avere un contatto con un artista non significa avere un numero di telefono in agenda. Ma significa guadagnarsi la fiducia attraverso la professionalità, dedicando il giusto tempo al lavoro di ciascuno, alla conoscenza del percorso artistico di ciascuno. E questo avviene tanto in uno studio quanto al di fuori, anche di fronte a un caffè o a un bicchiere di vino, portando l’arte dentro una quotidianità imbevuta di questa urgenza (nel senso di passione incondizionata) di fare, di curare, di fondere l’arte con il quotidiano.

Il ringraziamento, dovuto, va ai numerosi compagni del viaggio che per un po’ del mio percorso ha preso il nome di Metamorfosi Gallery, in primis Angela ed Elena.

Io continuerò a tenervi aggiornati dei miei spostamenti. Quasi sempre è per raccontare a voi. Ma sappiate che talvolta lo faccio per non permettere a me stessa di dimenticare.

 

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I conti di fine anno

Ho passato un anno sottotraccia.
Da quando il “mentore” mi ha chiesto qual era il mio curatore preferito sono caduta dallo sgabello in cui ero seduta, ho smesso di fare “robette”, e ho cominciato a studiare. Non ho più smesso.
Nemmeno una mostra ho curato da sola, quest’anno. Ma ho accumulato valanghe di pagine lette e sottolineate, decine di treni presi, innumerevoli mostre viste, battuto a tappeto qualche buona fiera (qui e oltremanica). Ho centinaia tra fotografie scattate, post condivisi, articoli sul sito portati a compimento; centinaia di ore di confronti con artisti, curatori, galleristi, amici vecchi e nuovi. Ho intessuto reti sempre più ampie, guardato il mondo dell’arte contemporanea da una prospettiva diversa, nuova, meno edulcorata.
Mi son fatta venire qualche buona crisi, ma poi l’ho superata, smettendo di concentrarmi sugli obiettivi (professionali), ma cercando di mantenermi fedele al metodo che mi sto costruendo. Il tiro va assestato continuamente.
La mia libreria si è riempita di cataloghi e saggi come non era mai stata, e per questo devo ringraziare Jacopo, che non muove più piede per le fiere del pianeta senza portarsi dietro un volume anche per me. E che è un’enciclopedia aperta lui stesso.
Sono salita una manciata di volte tra il Vajont e Borca, con il caldissimo e il freddissimo, ospite di Dolomiti Contemporanee, per apprendere per osmosi un lavoro curatoriale ben fatto, condividendo con loro, con Gianluca in primis, visioni e progetti. Sono stata ospite della residenza d’artisti di Casso, ho dormito in una delle villette del Villaggio Eni, ho cenato sola a pochi metri dal Toc e in chiassosa compagnia dalle parti del Pelmo. Ho visto le montagne come solo l’arte te le può mostrare.
Artisti preziosi sono diventati amici preziosi, con i quali sono nate collaborazioni e scambi continui, e prospettive di nuovi progetti assieme.
Sono stata a Palermo, con i primi caldi dell’anno, scoprendo Guttuso che va a braccetto con Scarpa, dentro un luminoso Palazzo Normanno.
Ho ingiottito Obrist sulle spiagge trapanesi, tutto d’un fiato, come fosse la Settimana Enigmistica, con Cristina a tenermi compagnia.
Ho studiato marketing dell’arte e preso il coraggio a quattro mani per mettere in piedi i talk ad ArtVerona, sull’annosa questione del valore dell’arte. Ho accettato l’invito ad entrare a far parte di uno splendido coworking, Laboratorio Arka, come Vicenza non ne aveva mai visti. E che un po’ alla volta si sta facendo le ossa e creando un’identità. Ho guardato Londra con occhi nuovi. Facendo un’overdose di arte.
Ho ascoltato paziente critiche e suggerimenti. Ho mandato giù qualche rospo, ma poi ho iniziato a scrivere. Articoli veri, entro le 2000 battute! Cosa che fino a poco fa mi sembrava improbabile! (Il dono della sintesi non mi appartiene, è certo).
Sono stata io a lasciarmi “curare” dagli altri, dagli artisti: opere in regalo, lettere inattese, interpretazioni del futuro…
Ho smesso di angosciarmi se i risultati non arrivano. Arriveranno. Se c’è una cosa che non mi manca è la pazienza.
L’arte non abbandona, almeno lei.
Courage, 2015. Sono pronta.

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Tulpenmanie. Verso il secondo giorno.

“Per i cuori spezzati passa la luce”, scrive Aurora Di Mauro nel suo post di oggi, nella pagina di Settima Onda, linkando su facebook l’articolo che, nel mio sito, ho scritto su di lei e soprattutto sul suo “appartamento relazionale”. Spesso sono vicende personali dolorose che portano a compiere la scelta di dedicarsi strenuamente all’arte. E con essa alle relazioni interpersonali, collegate all’arte.
TULPENMANIE in sintesi non è che un salotto, ma di quelli preziosi per le riflessioni. In questa prima giornata, ospiti Martha Jiménez Rosano, Carlo Sala e Cornelia Lochmann, le considerazioni sul valore dell’arte sono partite dai percorsi personali di ognuno, soprattutto in merito alla curatela. La pratica curatoriale tende ad abbandonare il concetto di globalizzazione, così anni novanta, a favore di una “mondialitè” sensibile alle istanze del territorio nel quale si lavora, attenta alle esigenze degli artisti (rispettando la loro identità), incentivando il lavoro di ricerca a partire dalla sensibilizzazione del Pubblico affinchè sia in grado di promuovere l’arte che nasce “dal basso” e necessita di tutto il supporto per crescere. Questo un breve accenno del corposo dibattito di oggi, che avrò modo di riassumere più dettagliatamente a fiera conclusa, quando pubblicherò anche degli abstract delle riprese audio video integrali che sto compiendo in questi giorni.
Ma ora dedichiamoci alla seconda giornata di fiera: il dibattito di domani pomeriggio è tutto al femminile, e io ne sono molto orgogliosa. Nessun artista stavolta, ma professioniste che di arte e arte contemporanea ne macinano tutti i giorni, pane per i loro denti.
Adriana Polveroni, oltre ad essere giornalista e direttrice di Exibart è la curatrice dei talk ufficiali di ArtVerona di quest’anno. Molte delle mie considerazioni di queste ultime settimane sul valore dell’arte partono dal suo saggio del 2009, “Lo Sboom. Il decennio dell’arte pazza tra bolla finanziaria e flop concettuale.” Passati cinque anni sono curiosa di sapere come si sono evolute le cose, in materia di spazi dedicati all’arte contemporanea (i musei che non ingranano, le gallerie che chiudono…), rispetto alle responsabilità del Privato (attività for profit) che va ad operare in assenza di un Pubblico in grado di sostenere arte e cultura, se la tanto discussa crisi ha saputo effettivamente scremare a favore di una maggiore qualità o ha solamente comportato ad un depauperamento di risorse (e anche di idee).
Aurora Di Mauro, è museologa e ideatrice del progetto Settima Onda, appartamento relazionale dedicato alle arti del contemporaneo, del quale ho raccontato alcuni giorni fa qui. Spazio autonomio, autogestito, si propone come valida alternativa ai luoghi consueti di “contenimento” dell’arte, dove il contenitore (pur di proprietà di un privato, Aurora in questo caso) ha un valore aggiunto per il fatto di non essere semplice “scatola”, e per essere il raccordo di un network (umano) che parte dal condominio stesso all’interno del quale sorge.
Valentina Bernabei è giornalista professionista free lance, scrive dal 2006 per La Repubblica occupandosi principalmente di arte e cultura. Ha un blog di arte su D di Repubblica. Da settembre è impegnata a Venezia in una collaborazione con il M.a.c.labLaboratorio di management delle Arti e della Cultura del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari, diretto dal professor Fabrizio Panozzo, molto attivo sullo studio del rapporto arte-impresa. Attualmente sta lavorando come communication strategist per “Sogni nei Cassetti”, una ricerca sperimentale finanziata dalla Regione Veneto attraverso il Fondo Sociale Europeo e che approfondirà, grazie al lavoro sinergico di 20 borsisti, tra cui business analyst e film makers, le traiettorie di trasformazione in “industria creativa” di alcune piccole e medie imprese dell’artigianato artistico veneto. Racconta Valentina: “Sarà un’indagine molto concreta, condotta a stretto contatto con imprenditori e maestri artigiani utilizzando videocamere e analisi di business, nella convinzione che un incrocio di sguardi tra video e management possa cogliere più in profondità l’essenza del lavoro creativo. ‘Sogni nei Cassetti’ si pone in continuità con il lavoro, avviato sei mesi fa, dagli assegnisti di Progetto X (Industria, Cultura, Creatività e Sviluppo): quattro ricercatori e altrettanti curatori artistici indagano le sfaccettature del rapporto tra economia, management, arte e cultura. Gli esiti della ricerca appena iniziata, saranno progressivamente narrati sui social network, da seguire all’account Twitter (@SNCmakers), sulla pagina Facebook e presto anche su un sito dedicato proprio a Sogni nei Cassetti.”

Come vedete il programma è ricco.
Vi invito ad esserci, domani, venerdì 10 ottobre, a partire dalle ore 16, al PADIGLIONE 11 di ArtVerona (zona centrale, a sinistra, nella sezione Independents) e accomodarvi assieme a noi in salotto, ancora una volta a discutere del VALORE DELL’ARTE.

 

 

 

 

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