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GLI STATI DELLA MENTE. A conclusione di un festival

Il seguente testo fa da intro al catalogo GLI STATI DELLA MENTE realizzato a compendio della prima edizione del festival di arte e cultura sul tema della salute mentale, realizzato a Vicenza dal 14 al 30 ottobre 2016.

Quando, lo scorso anno, due fotografi mi proposero di curare la loro videoinstallazione sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non sapevo quanto articolato e nuovo sarebbe stato il risultato di questa collaborazione. Non avevo idea che, portando a Torino il lavoro realizzato da Franco Guardascione e Marco dal Maso in merito ai sei OPG d’Italia, chiusi nel 2015, avrei trovato un enorme interesse nei confronti del tema della malattia mentale. Quando cominciai a parlarne a Vicenza, con l’intenzione di mostrare quell’impressionante reportage anche nella mia città, cercando di contestualizzare correttamente un lavoro di reportage sui luoghi e le persone che la malattia mentale l’hanno vissuta in prima persona, non immaginavo avrei trovato un terreno tanto fertile e una collaborazione tanto appassionata.
Da quella prima esperienza torinese sorse l’intenzione di non limitarmi a presentare a Vicenza una singola esposizione – che con ogni probabilità si sarebbe persa nei meandri dell’ormai fitto e variegato programma culturale cittadino – ma di tentare una via certamente più articolata e complessa ma che, al fine di far conoscere e attivare un dialogo a proposito e attorno al tema in oggetto, certamente si sarebbe rivelata più efficace: quella di realizzare un festival.

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Catalogo del festival

Vicenza, che ha alle spalle una storia piuttosto lunga legata alla malattia mentale (con una struttura ospedaliera dedicata ai malati di mente edificata alla fine Ottocento, ora sede del Dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 6) ha risposto con grande entusiasmo alla mia proposta di realizzare un festival artistico sul tema della salute mentale. Nell’ultimo anno ho lavorato assiduamente per dare vita a un network capillare che coinvolgesse in primis le istituzioni locali (la manifestazione è realizzata in collaborazione e con il contributo del Comune di Vicenza, e con il Patrocinio della Provincia), e sanitarie, attivando un sodalizio con il Dipartimento di Salute Mentale (ottenendo anche il patrocinio dell’Azienda ULSS 6) ma soprattutto instaurando un progetto di collaborazione con le realtà locali (associazioni, cooperative, fondazioni) che sul territorio vicentino lavorano da anni a favore della promozione e della tutela della salute mentale. Questo ha permesso agli interventi artistici di trovare un ambiente accogliente dove le radici del progetto “Gli Stati della Mente” hanno attecchito con naturalezza.

La proposta artistica e culturale pertanto si muove all’interno di quattro grandi sezioni, all’interno delle quali si distribuiscono, in venti location differenti (la maggior parte in centro storico, e una in provincia – a Santorso) gli oltre trenta eventi presenti in calendario: MOSTRE, TEATRO, LABORATORI e DIALOGHI.

Quattro macro aree, grandi contenitori per eventi che in realtà si diversificano moltissimo l’uno dall’altro, per tipologia e per target di pubblico a cui si rivolgono: dalle mostre di fotografia alle performance di danza; dalle videoinstallazioni ai percorsi guidati, dalle proiezioni cinematografiche ai workshop teatrali, dalle danze popolari alle esposizioni d’arte contemporanea, dalle session di live painting alle conferenze. Tutti appuntamenti che, concentrati su due weekend nell’arco di tre settimane, vedono il coinvolgimento di un numero considerevole di protagonisti, siano essi artisti, performer, musicisti, danzatori, scrittori, ma anche psichiatri, psicologi, educatori.
I momenti di dibattito, aperti alla cittadinanza e delocalizzati rispetto ai consueti ambiti sanitari, riportano uno spaccato importante del rapporto tra psichiatria e arte intesa come terapia, o arte come elemento in grado di valorizzare un contesto (ambientale, sociale) migliorando la qualità di vita dell’individuo.

Inaugurazione del festival Gli Stati della Mente, Vicenza 14-30 ottobre 2016. Ph. Andrea Rosset

Inaugurazione del festival –
ph. Andrea Rosset

Un festival di arte e cultura, per parlare di salute mentale. Fin da questa sua prima edizione la manifestazione ragiona in una prospettiva di lungo periodo, proponendo ai numerosi partner un coinvolgimento a tutto tondo, che porti un beneficio duraturo in termini di qualità e di affidabilità del progetto non solo al festival, ma anche e soprattutto alla città di Vicenza.

Il grande lavoro di relazione intessuto per questa prima edizione è pietra miliare di un percorso che, mi auguro, cresca e si sviluppi, affrontando sempre nuove forme d’arte e attivando suggestioni, dando vita a dibattiti e aprendo a riflessioni sempre più ampie attorno al tema della salute mentale, allontanandoci con convinzione è costanza dalla paura e dallo stigma nei confronti della sofferenza psichica.

Il festival GLI STATI DELLA MENTE è stato realizzato in collaborazione con Laboratorio Arka, con il sostegno di Cassa di Risparmio del veneto, in collaborazione e con il contributo del Comune di Vicenza, il patrocinio dell’Azienda ULSS 6 (Dipartimento di Salute mentale) di Vicenza e la Provincia di Vicenza

Petra Cason, direttore artistico e ideatrice del festival

(Immagine in evidenza: Marco Cavallo e il pubblico, all’inaugurazione del festival in Loggia del Capitaniato, Vicenza. Ph. Andrea Rosset)

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PINA. Il film di Wim Wenders a SCHERMI PIATTI cineARTforum

Un nuovo appuntamento per SCHERMI PIATTI, il cineARTforum di Laboratorio Arka dedicato alle arti contemporanee curato da Petra Cason Olivares.

MARTEDI 5 APRILE – ore 20.45

PINA. A film for Pina Bausch by Wim Wenders

Regia e sceneggiatura: Wim Wenders
Documentario, durata 106 min.
Francia, Germania, Gran Bretagna 2011

Ospite della serata sarà MARIGIA MAGGIPINTO, danzatrice, membro della compagnia del Tanztheater Pina Bausch dal 1989 al 1999, che ci racconterà la sua personale esperienza nel mondo del teatrodanza.

www.marigiamaggipinto.com

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SINOSSI del film (da ONDACINEMA.IT)
Il talento visivo di Wenders si confronta con la potenza espressiva delle coreografie di Pina Bausch (già comparsa sul grande schermo per Fellini ed Almodovar), il risultato è il documentario musicale “Pina”. Il lavoro era nato da un’idea di collaborazione dei due, amici sin dagli anni ’70, e concretizzatosi solo nel 2008 per subire un drastico arresto nell’anno successivo quando il 30 Giugno la Bausch morì all’età di 68 anni. A breve distanza il progetto ripartiva, ma ristrutturato sin alle fondamenta per diventare un ricordo del lavoro ed un omaggio alla coreografa del Tanztheater Wuppertal.
Sin dall’apertura col Rite of Spring, per il quale il palco è completamente ricoperto di terra, “Pina” segue le principali coreografie che la Bausch aveva disegnato sui principi del teatrodanza, un progetto che idealmente portava a termine quel processo di liberazione dai canoni del balletto classico che già Francois Delsarte aveva messo in crisi e che si accentuavano nell’espressionismo tedesco negli anni di Weimar. La liberazione del corpo da ogni costrizione e necessità, la ricerca di una libertà espressiva e comunicativa che rompeva anche il silenzio dei corpi muti conduceva ad una rottura con una struttura narrativa lineare sfociando nel simbolico che evocativamente cercava di accordarsi con le più primitive pulsioni umane. Una raffigurazione della vita in ogni sua tendenza. Un compito questo cui Pina Bausch ha dedicato la sua intera vita raggiungendo, con uno sguardo pittorico sulla messa in scena e con un fascio di idee ben salde, il riconoscimento da parte di critica ed ampio pubblico in giro per il mondo.
Wenders, poliedrico occhio del nuovo cinema tedesco, offre con “Pina” una nuova dimensione al lavoro infaticabile della Bausch aprendogli spazi che la natura scenica delle opere di teatrodanza precludeva e con continue invenzioni visive porta alla fioritura di tutte le idee della coreografa tedesca. Il risultato è un’opera emozionante, visivamente potente. Così gli infiniti ostacoli del cieco Café Müller disturbano e sbarrano i movimenti dei ballerini in una danza malinconica che accelera vertiginosamente quasi fino al collasso delle membra e che il regista inscatola in un plastico osservabile dall’esterno, così la gioia esplosiva di un movimento attorno al quale la coreografa struttura Full Moon e che Wenders insegue rompendo la barriera frontale del palcoscenico. Corpi che cercano di ricavare la loro dimensione negli spazii urbani con i quali si integrano o lottano, con cui si accordano o stridono in modo disturbante. Corpi che divengono ostacolo o mezzo di liberazione. Corpi che continuamente cercano il loro più autentico mondo d’appartenenza nell’incontro/scontro con gli elementi naturali o con gli artifici umani. Un corpo, è quello dell’uomo, che cerca instancabilmente la sintesi col mondo circostante. Gravità, leggerezza, costrizione, libertà. “Pina” è la coscienza del corpo, semplice bellezza.
In questo accorato ricordo di un’amica perduta ricostruito attraverso le parole dette e impresse nella mente, memoriale di una grande artista, Wenders in un dono d’amore disintegra la forma-documentario per ricostruirla attorno al flusso delle danze che sembrano già dialogare tra loro e ci offre alcune delle più belle immagini del cinema dei nostri giorni, evocative icone in movimento che si fanno largo nell’inconscio. Tra tanti timidi sguardi che sfiorano a malapena la cinepresa si alza un inno alla vita, lirica struggente della bellezza stessa.
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SCHERMI PIATTI è organizzato da Petra Cason Olivares, art curator.
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INFORMAZIONI
Il cineARTforum si terrà presso LABORATORIO ARKA – Contrà Mure San Michele 21-27, Vicenza

PRENOTAZIONE ALLE SERATE VIVAMENTE CONSIGLIATA ! (*posti a sedere limitati)
Per INFO e PRENOTAZIONI scrivere a petra@olivarescut.it
Link all’evento su FACEBOOK qui

L’ingresso è riservato ai SOCI LABORATORIO ARKA (costo tessera 2016 è di 5 euro).
Contributo a serata di 4 €.

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ARTE ALLA FERMATA DEL TRENO. LASTATION E TERRE ESTREME

Ci siamo incontrati, io e Ramdom, circa un anno fa, nella fascia di cemento che divide a metà il padiglione 11 di ArtVerona, quel lembo di terra rubato alle gallerie ufficiali e destinato agli “INDEPENDENTS”, per “dare spazio e visibilità in una fiera d’arte moderna e contemporanea alle più interessanti realtà artistiche e sperimentali italiane, che si muovono in maniera autonoma ed emancipata rispetto al sistema istituzionale e che sono spesso catalizzatrici di nuove tendenze”. (cit.)

Io ero lì come Olivares cut, con un set che era un salotto, all’interno del quale si tennero incontri (talk) sul valore dell’arte contemporanea. Ramdom invece portava l’“Indagine sulle Terre Estreme”, una ricerca in continua evoluzione che interroga e va a scoprire il rapporto tra il territorio da dove Ramdom viene, l’ultima appendice di terra della splendida Puglia, un territorio tanto affascinante quanto non facile. C’erano alcuni video, oggetti e brani di immagini tratti dalle performance, tutti a comporre un quadro tridimensionale del progetto iniziato nel 2013 dall’associazione.
Un progetto impegnativo e profondo, che bene coniuga contenuti ed estetica, che mica guasta, anche nell’arte contemporanea, soprattutto quando si vogliono muovere critiche nei confronti di qualcosa di negletto.

In questi mesi ho tenuto i contatti con Paolo Mele, il curatore di Ramdom. Lui scriveva da Ney York, dove lavora, io dal bel paesello del Palladio, quello che ha un obbrobrio architettonico mostruosamete grande proprio in traiettoria visiva tra casa mia e villa Capra, la famosa Rotonda. E ho seguito a distanza, ma con la vicinanza che i social network usati scientemente consentono, la nascita e lo sviluppo di Lastation, la “casa” di Ramdom.
Avete presente quell’iniziativa promossa dal gruppo FSI di cedere in comodato d’uso a Istituzioni del territorio (organizzazioni no profit attive nei diversi settori) degli spazi “non strumentali”, o meglio le stazioncine chiuse da tempo, quando il giro di vite effettuato negli ultimi decenni dalle Ferrovie ha ridotto drasticamente il personale e concentrato le attività solamente nei centri di maggiore passaggio? Bene, Lastation sta al primo piano di uno di questi spazi, o meglio, nell’ultima stazione a sud-est d’Italia, nel tacco dello stivale peninsulare, e lì Ramdom ha instaurato la sua “cabina di regia”, luogo di residenza artistica, hub, punto di ricerca, spazio culturale aperto alla cittadinanza che vive e gravita per Capo di Leuca.

Così quando ho cominciato a pensare a come parlare di arte contemporanea senza necessariamente fare tutte le volte una mostra, ho pensato anche a Lastation.
Ho scelto la modalità del cineforum, ho pensato di suddividere questo primo tentativo di SCHERMI PIATTI in due sezioni, la prima “docufilm” dedicata ad artisti famosi, partire da “facce note”, ma avvicinando il pubblico introducendo il contesto in cui questi artisti si inseriscono, con la possibilità di approfondire in seconda battuta ciò che vedono nel corso della serata.
L’altra sezione invece l’ho chiamata “studio”, ed è dedicata ai contributi video che parlino dell’arte “realmente” contemporanea, o meglio ancor più contemporanea, perchè andiamo a scoprire di volta in volta artisti giovani, e i progetti artistici, e ricerce che stanno portando avanti esattamente in questo frangente storico. L’arte è lo specchio del tempo, o la lente attraverso la quale guardare il mondo con occhi più limpidi.

Quindi ecco, dopo il successo dei primi due appuntamenti, il primo su Marina Abramovic, con la proiezione del docufilm “The Artist is present” e un mio breve excursus sulla performance art, il secondo su Ai Weiwei e la proiezione del suo “Never Sorry”, anticipata dalla presentazione del progetto “Meschino” del duo artistico Fagarazzi e Zuffellato, la terza serata di SCHERMI PIATTI sarà dedicata totalmente a Lastation e al progetto Terre Estreme, con la diretta video da Capo di Leuca su Vicenza, e la proiezione del film EXTREME LAND, che verrà introdotto da Luca Coclite, uno degli artisti di Ramdom e mio interlocutore negli ultimi tempi, e farà seguito da un dibattito, che coinvolgerà tanto il pubblico di Lastation quanto il nostro vicentino a Laboratorio Arka.
(Una breve anticipazione, sempre nella sezione “studio”, martedì 24 novembre la blogger e curatrice Veronica Mazzucco presenta una selezione di opere di videoarte nella serata intitolata BESTIE, ARBUSTI E ARTIFICI, mentre martedì 8 dicembre il curatore e critico Carlo Sala introdurrà il “docufilm” “Alla ricerca di Vivian Maier, sulla fotografa statunitense).

Qualche info su ciò che andremo a vedere martedì:

TERRE ESTREME | EXTREME LAND
Extreme Land è un film sulla fine, sull’estremità. Uno sguardo sull’estremo lembo a sud est d’Italia.

Dal 2013, lì dove Adriatico e Ionio si ricongiungono, nel cuore del mediterraneo, l’associazione Ramdom, ha lanciato “Indagine sulle Terre Estreme” un progetto di studio e analisi artistica del territorio, del paesaggio, degli elementi socioculturali di questa terra di confine. Artisti, curatori, ricercatori, residenti, soggetti pubblici e privati, sono stati invitati ad analizzare il Capo di Leuca: lo hanno studiato, destrutturato e rielaborato attraverso produzioni artistiche di varia natura e forma.
Il film è un “dietro le quinte” dei lavori realizzati: si costruisce attorno ad una serie di immagini, molte delle quali inedite, che compongono il cospicuo materiale d’archivio prodotto e raccolto a partire dalla fine del 2013. È una narrazione collettiva: i “punti di vista” sono molteplici e complessi, così come sfaccettato appare questo estremo lembo di terra. Il risultato è la creazione di una video-cartolina insolita, dove a essere rappresentate sono le visioni non standardizzate dei luoghi.
EXTREME LAND, attraverso gli interventi Imaginary holidays (Coclite), Parade for the landscape (Andreco), Remapping extreme land (Carboni), Oltre il paesaggio (Casas), Deriva (De Mattia e Coclite) e Defautl15 (artisti vari), riflette e s’interroga sui contrasti di questa terra, espressi, in maniera evocativa, dai paesaggi diversificati che la compongono. Il video si dipana lungo una traiettoria, quella compiuta dal sole, che solo da una Terra Estrema come quella in questione si ha il privilegio di vedere nascere e morire lungo lo stesso orizzonte.
Il film, realizzato da Luca Coclite, è prodotto da Ramdom all’interno del progetto GAP grazie al sostegno della Fondazione con il Sud e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Puglia.

Vi aspettiamo numerosi MARTEDì 10 NOVEMBRE dalle 20.45 nella sede dell’ass. Laboratorio Arka.
Qui trovate l’evento su facebook

SCHERMI PIATTI cineARTforum
A cura di Petra Cason
Associazione Laboratorio Arka – contrà Mure San Michele 27, Vicenza

Ingresso al cineforum 4 € (+ 3 € tessera associazione anno 2015)
Per info e prenotazioni: petra@olivarescut.it

*foto in evidenza IMAGINARY HOLIDAY, Luca Coclite

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MIND THE G.A.P. La voragine del gioco d’azzardo in mostra a Torino

Dal prossimo 1 luglio al 17 luglio l’esposizione fotografica MIND THE G.A.P. riprende il suo tour per le città italiane facendo tappa nella capitale piemontese, ospitata negli Antichi Chiostri di Via Garibaldi 25 a Torino.

MIND THE G.A.P. – IL GIOCATORE è il nome della mostra fotografica che nel novembre 2012 venne esposta per la prima volta a Vicenza mostrando alcuni scatti che componevano il complesso reportage fotografico realizzato dal fotografo Marco Dal Maso sul tema del gioco d’azzardo e la cura della dipendenza dal gioco: le due facce di una stessa medaglia.
Quella che inizialmente si può intendere come una debolezza diventa una vera e propria patologia. Il gioco d’azzardo patologico, o gambling patologico, è una malattia del cervello, classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, connotata come una dipendenza patologica “senza sostanza”. Il giocatore protagonista di questi scatti è l’essere umano: lasciandosi travolgere dal fascino del gioco, resta invischiato nelle sue spire, crolla nella dipendenza e tenta un percorso di recupero per tornare, nei casi più fortunati, ad essere una persona libera.

La mostra si divide in due sezioni: una identificativa delle fasi del gioco d’azzardo, dalle fortunate vincite ai costanti fallimenti, che alternano casinò di lusso a centri scommesse in strade di passaggio, a sale colme di slot machines in grigie periferie; la seconda invece porta l’attenzione al percorso di risalita dalla dipendenza: protagonista di questi scatti è il centro Bad Bachgard, nella provincia di Bolzano, assieme ai suoi ospiti. In questa struttura specializzata nel recupero da dipendenze da gioco, il malato compie un percorso di disintossicazione attraverso diverse modalità di cura, che vanno dall’arte terapia alla terapia di gruppo. Un percorso complesso, per sconfiggere la grande solitudine del quale l’individuo è diventato preda, per uscire dall’enorme G.A.P. dal quale sembra impossibile una risalita.

In occasione della tappa torinese MIND THE G.A.P. abbandona il bianco e nero delle precedenti esposizioni lasciando spazio, negli scatti che compongono la mostra, al ritrovato colore originario.

MIND THE G.A.P – IL GIOCATORE
1-17 LUGLIO
Dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18
Antichi chiostri – Via Garibaldi 25 TORINO
info@olivarescut.it

L’esposizione MIND THE G.A.P. è realizzata nell’ambito del Piano locale giovani Città Metropolitana di Torino,
con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri,  della Regione Piemonte, della Città di Torino e di Torino Giovani.

 

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RESIDENZA|RESILIENZA a Milano con ‘Spring Makers’

RESIDENZA|RESILIENZA fa parte dei progetti selezionati per SPRING MAKERS, progetto di crowdfunding realizzato in occasione di EXPO 2015. Al link i dettagli del progetto.

– segue comunicato stampa – 

Spring Makers
16 giugno – 11 settembre 2015
Sala EXPO 2 – Hotel Klima Milano, via Privata Venezia Giulia 8 – 20157 Milano
Info 349/8452986 – info@laboratorioalchemico.com

Conferenza stampa e inaugurazione MARTEDI 16 giugno 2015, ore 18.30

LOGO SPRINGMAKERS

A cura di FIDAPA BPW ITALY sez. Milano (Capofila), Associazione Laboratorio Alchemico, AmAMi

START – UP
BEN SCELTO – Progetto per un supermercato senza controindicazioni
ACCAERRE – Business Coaching
TURISALUS- Mobilità e Logistica per turisti con esigenze di salute particolari – Turismo medicale
RAPPORTO TRA LAVORATORE E DATORE DI LAVORO: internalizzazione del professionista di riferimento . Creazione di un gruppo di studio internazionale per giungere ad un protocollo etico condivisibile
META_NOUVEAU – il tavolo si mette in luce
CAR SHARING – turismo culturale ed enogastronomico lombardo con car sarin
NATURA DONNA IMPRESA: un simposio work in progress per mettere in rete donne che fanno green economy


PROGETTI
WHALELESS di Giovanni Cervi
RESIDENZA|RESILIENZA di Petra Cason Olivares
LO SPIRITO DI MILANO di Mario Washington
SISTEMA NAVIGLIO di Giovanni Pelloso
GLI INVISIBILI di Francesca Romano
CARNE. UMANOMALìE di Emanuele Beluffi e Christian Zucconi
PROGETTO PARCO DELLE LETTERE MILANO dell’Associazione Quarto Paesaggio
ACQUA DA BUTTARE di Mauro Mariani
VALICO TERMINUS di Nila Shabnam Bonetti e Giovanni Cervi
PICCOLO MUSEO DELLE ARTI APPLICATE di Michael Rotondi

Ideazione > Nila Shabnam Bonetti
Grafica > Mauro Mariani, Giovanni Cervi
Partner > AIDDA deleg. Lombardia, EXPO 2015, WOMEN FOR EXPO, B to BE WOMEN IN ETHIC BUSINESS, Klima Hotel Milano, AmAMi, Laboratorio Alchemico, FIDAPA BPW ITALY sez. Milano

Spring Makers è un progetto di crowdfunding che mette in rilievo le potenzialità della creatività made in Italy in occasione di Expo 2015. Esso mira a esporre e valorizzare progetti, sia di iniziative produttive all’insegna dell’innovazione e della sostenibility sia d’arte e design, progetti in linea con la filosofia e la mission delle Associazioni partner: FIDAPA BPW ITALY, LABORATORIO ALCHEMICO, AmAMi e AIDDA, con l’obiettivo di attrarre possibili finanziatori presenti come clienti nell’Hotel.
Le Associazioni in partnership creano un network sinergico in grado di realizzare concretamente una della principali finalità dell’Expo, che è quella di individuare e promuovere nuovi talenti e nuove imprese che proiettino nel futuro artistico e imprenditoriale i valori e i criteri di sostenibilità necessari per il futuro del nostro pianeta.
L’Hotel Klima è la sede più idonea proprio per la filosofia con la quale è stato progettato e con la quale opera ed è da subito stato partner di grande disponibilità e collaborazione.
In questi spazi si esprimeranno al meglio i contenuti di Spring Makers che si vogliono presentare, attraverso video, parole, immagini.
I progetti proposti hanno una forte connotazione ecologica e sociale, sono testimonianza della necessità di ridefinizione del ruolo dell’uomo nella sfera collettiva. Tutto converge nel disagio sociale ed economico che stiamo vivendo in questi anni e nel bisogno di orientarci verso scelte nuove ed ecologiche per migliorare noi stessi e la società.

In occasione della conferenza stampa in data 16 Giugno, dalle 18.30, sarà possibile presenziare alla conferenza stampa in sala Expo 2 del Klima Hotel e vedere i video di presentazione dei progetti in area bar, dove sarà offerto un rinfresco agli ospiti.

In questo primo step il materiale sarà consultabile sui siti:
laboratorioalchemico.com
fidapanordovest.it/milano
piattaforma di concierge online consultabile dagli ospiti di Klima Hotel
aidda.org

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