Labirinto morbido

La sensazione è quella di camminare in un paesaggio innevato, quando si è completamente circondati da un manto bianco e i rumori vengono magicamente attutiti. Solo che in questo caso la neve è sostituita da 7500 mq di moquette stampata con i motivi dei tappeti orientali. Intere stanze di Palazzo Grassi, l’atrio dell’ingresso, la grande scalinata, le colonne, il primo e il secondo piano: un’unica immensa distesa di soffice pelo. Alla terza sala ho già completamente perso l’orientamento, e ho una gran voglia di stendermi, e di togliermi le scarpe e percorrere scalza questo labirinto.

E’ inconsueto per Palazzo Grassi, da quando re Pinault ha insediato lì la sua scintillante corte, ospitare l’opera di un unico artista, ma questo “solo show” necessitava di tutto lo spazio a disposizione, per rendere l’idea di estensione della materia sulla superficie. E’ la dilatazione di un concetto (la sovrapposizione dell’opera d’arte con l’ambiente in cui questa si insedia) portato quasi all’esasperazione in questa “site specific” dal suo autore, il meranese Rudolf Stingel.

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Raccontami una storia. Riflessioni a freddo su INTERNO 6

Monica è seduta ai piedi della gradinata del piccolo teatro. É lí fin dall’ingresso del primo spettatore in sala. Da dove sono seduta vedo le sue spalle sottili, la pelle bianca, le spalline del reggiseno, bianco anch’esso, e la canotta fucsia, coperta in parte dai capelli argentei, raccolti in una piccola coda. Non si muove di lì finchè le luci in sala non si spengono, lasciando il posto ai proiettori accesi sopra il piccolo palcoscenico.

Un tappeto arancione è il limite invalicabile della scena di quello che è il vero protagonista di INTERNO 6, Vasco.

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