MANIFESTO PROGRAMMATICO (CON INVITO)

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Il dato personale che trapela da molta parte dei testi che compongono il blog implica, da parte di chi (si) racconta, lo sforzo di oltrepassare la linea di demarcazione che separa la sfera privata dalla sfera pubblica, e costringe le due ad interfacciarsi, a compenetrarsi.
Raccontando di sé, delle proprie vicende personali, qui come altrove, si mettono a nudo degli aspetti della propria individualità che possono infastidire chi legge, se questi li vede come un pretesto all’esibizionismo, un’ostentazione anziché una modalità di connessione.
La nudità imbarazza, quella dei sentimenti lo fa ancor più rispetto la nudità della carne. Spogliarsi può significare provocazione, abbandonarsi al piacere di lasciarsi guardare (dentro). Ma il fraintendimento non è tanto nei confronti dei modi, quanto del fine: quel brano di coscia cerebrale che si mostra non mira a suscitare scalpore – non fine a se stesso, perlomeno – ma ad aggiungere un tassello al difficile percorso di conoscenza, di sé, e dell’altro.
Entrando in contatto con gli artisti avviene tra le parti una sorta di do ut des. Io espongo una parte della mia nudità cerebrale, racconto parte del mio vissuto nella misura in cui trovo di fronte a me terreno fertile ad accogliere parole e, per contro, troverò uno spiraglio, un taglio tra le costole dove affondare le dita, saggiare la “veridicità” del mio interlocutore, il quale non viene mai forzato ad aprirsi, ma messo deliberatamente nella condizione di raccontarsi. Le domande sono poche, non è un’intervista. Mai.
Lo scopo è duplice. Da una parte permane la volontà di instaurare un legame con l’Individuo che ho davanti, dall’altro si manifesta la necessità di approfondire una conoscenza – dapprima superficiale – al fine di acquisire elementi in più per comprendere il lavoro dell’Artista.
L’invito ad esserci al Take Care Corner è questo. Io mi siedo, ascolterò. Raccontatevi, se lo vorrete.

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(photo courtesy of Marco Dal Maso for Olivares Cut)

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TAKE CARE CORNER a INDEPENDENTS4

Olivares Cut sarà ospite di INDEPENDENTS4 (Art Verona Fiera) con il progetto TAKE CARE CORNER. Dal 10 al 14 ottobre.
La mia personale declinazione della pratica della curatela mi porta a “prendermi cura” degli artisti in prima persona, ancor prima del loro lavoro. Questo “prendermi cura” consiste nell’instaurare con loro un rapporto di fiducia ed empatia che va al di là del solo rapporto professionale, ritenendo che il legame che si va a creare sia fondamentale alla progettazione di azioni future, artistiche o curatoriali, che coinvolgano le parti con una modalità bidirezionale.
L’arte di oggi ha bisogno dell’“emozionale”. Di una grande professionalità ma anche di recuperare i rapporti interpersonali. Ciò che scaturisce dalla mente dell’artista, quello che esce dal suo operato, è pregno della storia personale di ogni individuo, e ne influenza (in maniera più o meno evidente) l’approccio concettuale così come le scelte stilistiche. E talvolta si richiede che questo aspetto, degno d’attenzione, sia messo in evidenza, richiamando l’interesse di una curiosità genuina, non morbosa.

TAKE CARE CORNER vuole essere un angolo privilegiato dedicato al racconto e all’ascolto, nel quale mettere a proprio agio gli artisti ospiti del corner, dando loro la possibilità di raccontarsi e raccontare i loro progetti artistici – nella misura e con il trasporto che più riterranno idoneo – con la finalità di raccogliere materiale per sviluppare, in questo senso, il blog (Olivares Cut) e una rete di contatti tra diverse professionalità.

Il pubblico potrà interagire direttamente con il corner in veste di ascoltatore o narratore (nel caso di artisti, o curatori a loro volta), o attraverso piattaforme on line:

  • il blog Olivares Cut (petraolivares.tumblr.com)
  • la pagina su facebook (Olivares Cut)
  • attraverso Twitter (usando l’hashtag dedicato #olivarescut)

Gli artisti che avranno piacere di essere ospiti di TAKE CARE CORNER, rientrando nel calendario di Olivares Cut, possono scrivermi a petra.cason@gmail.com

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(photo courtesy of Marco Dal Maso for Olivares Cut)

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Intrecciare Legami

Il 9 luglio di un anno fa cadeva di lunedì. E nella calura estiva, mentre io percorrevo la A4 per raggiungere Forte Marghera, il mio compagno di una vita svuotava casa nostra dalle sue cose.

Negli ultimi mesi alcune cose sono cambiate moltissimo, altre affatto. Comunque credo che quel giorno non avrei potuto fare nient’altro. L’arte, in più di un’occasione, mi ha salvato dalla disperazione.

Un anno fa, dunque, andavo a raggiungere (la mia era una fuga da qualcosa, più che un viaggio verso qualcosa) Andrea Penzo e Cristina Fiore alla prima delle tre conferenze da loro curate nell’ambito del progetto Ecology of Mind, riflessioni sul pensiero filosofico dell’antropologo britannico Gregory Bateson. Prima parte di un lavoro costituito di tre fasi, che avrebbe dato vita, a novembre, ad una collettiva dal titolo Punti di Ancoraggio, e successivamente a un testo (omonimo, e fresco di stampa) riassuntivo delle elaborazioni di un anno di riflessioni e scambi di considerazioni tra loro, in veste di curatori, e i giovani artisti invitati ad interfacciarsi con gli scritti e le teorie batesoniane.

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JUICE – un succo che sa di vernice

IL COMPITO ATTUALE DELL’ARTE È DI INTRODURRE CAOS NELL’ORDINE”

Quello che state per vedere è un paradosso. Non è una mostra. È un condensato di storia.
Un’arte, quella dei writers, che fin dai suoi esordi prevedeva come unico scenario l’outside e come supporto qualsiasi cosa fosse il più distante possibile da un supporto tradizionale, fatica a sentirsi a suo agio tra le quattro mura bianche di una galleria…

Ma, anche se non è la stessa cosa, è proprio perché non tutti hanno avuto, o avranno la fortuna di uscire per strada e incontrare pezzi magistrali – sui muri di cinta di fabbriche dismesse, inerpicandosi su cavalcavia o sfidando il pericolo attraversando sottopassaggi ferroviari – che una esposizione simile acquisisce valore. JUICE, raccontando una delle possibili storie, è questo che cerca di fare: riconoscere la street art come un’arte ancora viva, sorprendentemente mutevole, mostrare quale fu il suo punto di partenza e dimostrare come ogni artista, viaggiando su un personalissimo binario, abbia saputo interpretare e piegare quest’arte alle proprie volontà, rendendola più che mai contemporanea.

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