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NEW YORK ROOTS #2 – KRISTIANNE MOLINA

Una artista americana è la protagonista della seconda microintervista della rubrica NEW YORK ROOTS: Kristianne Molina.
Ho conosciuto Kristianne in occasione di JOIN THE UNDERGROUND, “pop-up exhibition” (una mostra che presto appare, presto scompare, di solito dura un paio di giorni al massimo) che, alla Undercurrent Project, raccoglieva i lavori degli artisti dell’ultima residenza della Eileen S. Kaminsky Family Foundation (ESKFF),ed Elisa Bertaglia, cara amica ed artista italiana tra i protagonisti della mostra, ci ha messo subito in contatto.
Corporatura minuta, tratti orientali, una giovane donna elegante nel portamento, Kristianne è un fiume in piena di parole.
Pochi giorni dopo sono stata a farle visita nel “basement” del MANA, splendido edificio di archeologia industriale convertito sapientemente in un enorme centro per l’arte contemporanea, con spazi espositivi, gallerie private, laboratori e studi per artisti.
Tra questi ultimi trova posto anche lo studio di Kristianne, sufficientemente grande per accogliere un ampio piano di lavoro, quasi interamente ricoperto di tessuti e disegni, un piccolo mobile da “alchimista” (con pigmenti e polveri coloranti) e alle pareti diversi stendardi, che compongono differenti serie dei più recenti lavori.

Kristianne, americana di origini filippine, vive nel New Jersey da diversi anni, e la vicinanza con New York, sulla sponda opposta dell’Hudson River, è stata certamente fondamentale per la sua ricerca, dandole la possibilità di attingere a nuovi spunti dal bacino occidentale che contiene l’arte più innovativa.
Nel proprio lavoro Kristianne fonde le proprie esperienze e conoscenze culturali alla base delle sue due radici, filippine e americane, mettendole in dialogo con gli eventi e gli interrogativi propri della contemporaneità, sentiti e vissuti dalla sua generazione, in relazione ai cambiamenti culturali in atto.
Tra i temi che stanno maggiormente a cuore all’artista troviamo la donna, il potere, e i cambiamenti climatici: cambiando e mescolando spesso tra loro i medium e le discipline, l’artista dà vita ad un’opera in continua trasformazione, sensibile all’impermanenza dei materiali di cui è composta, e mettendo in atto processi lenti e utilizzando una vasta gamma di oggetti con una chiara intenzione ready-made. La performance è diventata il tramite per mettere in relazione il suo stesso corpo con il “corpo” del proprio lavoro.

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What’s your name, how old are you?
Kristianne Molina, 25 Years Old.

How we were put in touch?
We met at Mana Contemporary through Gabriele Grones and Elisa Bertaglia during their ESKFF Residency.

What are you up to?
I am currently maintaining a studio at Mana Contemporary’s BSMT (basement) and developing new bodies of work.

How long have you been in NY?
I was born in the Philippines and moved to America when I was three years old. I have been living in New Jersey/New York since I was 5.

What the City is giving you?
Living in such close proximity to New York has allowed me to admire the city up close and experience a prominent metropolis of art and mixed cultures.

Where are your roots?
My roots are here now. I’m planning sometime in the future to transplant my roots to new city or country.

How can we get in touch? (on/off line)
We can keep in touch through email, phone, and social media channels!

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Artist Statement
My intention is to create work that reflects the marriage of my Filipino-American cultural experiences and respond to current events and issues prevalent in my generation, documenting to our cultural shifts. My work is in constant transformation, accepting the impermanence of my materials and honoring limited quantities. Shifting gears through mediums and disciplines allow me to navigate through a repertoire of visual language. With this, I create work with careful attention to meaningful subject matters charged by current events; women, empowerment, and addressing the prevalent issues of climate change through slow paced processes and ready-made materials.

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cochinealspell

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VISIONI DI OSCILLA

Nel 2010 mi sono laureata con una tesi specialistica sull‘interaction design per l’arte interattiva, specificatamente il mio interesse era nei confronti di quell’arte (ora digitale) che per far evolvere completamente un lavoro artistico ha bisogno dell’intervento di un individuo “altro” rispetto all’artista, ossia necessita dell’intervento diretto del pubblico.
La tesi si intitolava “L’arte appesa a un filo”. Al tempo avevo messo a confronto diversi casi studio, le prime opere interattive di Myron Krueger, artista degli anni Settanta, fondamentale per l’interazione corporea applicata al video, e gli ambienti interattivi di Studio Azzurro, gruppo artistico italiano che ha saputo portare avanti un linguaggio innovativo affiancato dalle più moderne (allora) tecnologie. Questo per introdurre e analizzare l’operato di un gruppo artistico neonato, Sacrocuoreconnection il quale, pur avendo grandi potenzialità, dopo l’exploit del 2010 è entrato in stand-by nel quale rimane da diverso tempo.

Tuttavia l’opera di ricerca nei confronti del digitale, dell’interattività e di nuove modalità di connettere l’arte alla musica e alle nuove tecnologie viene portata avanti su più fronti, anche dalle nostre parti. E questo è ciò che sta facendo Andrea Santini, in questi giorni ospite del mastodontico Earzoom Sonic Art Festival di Ljubljana, esponendo in occasione di diversi festival e rassegne la sua opera OSCILLA.
Durante il suo soggiorno a Tokyo, le scorse settimane, in occasione del Tokyo Experimental Festival 2013, gli ho posto alcune domande, in merito al suo lavoro e alla genesi di Oscilla. Ecco qui come mi ha risposto.

cut: Da dove partono le tue ricerche in merito all’applicazione della musica in campo artistico?
Andrea: La mia esperienza come ‘musicista’ perlopiù autodidatta mi ha fin da subito portato ad interessarmi ad approcci e processi, spesso ‘inconsueti’ o ‘sperimentali’.

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Olivares cut è ad Art Verona Fiera

Dal 10 al 14 OTTOBRE Olivares cut è ad ART VERONA FIERA con il progetto TAKE CARE CORNER
sezione INDEPENDENTS /area blogger/ al centro del PADIGLIONE 10

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Il Corner è un angolo senza pareti, uno spazio libero al quale chiunque potrà accedere come uditore ma anche, attivamente, come interlocutore, conoscendo a propria volta gli Ospiti, creando con loro un’interazione.
Questo il calendario del Take Care Corner. Qui trovate una breve presentazione degli OSPITI

Giovedì 10 ottobre 
h 17 ANDREA ROSSET

Venerdì 11 ottobre
h 15 MARCO DAL MASO
h 16 LISA CASTELLANI
h 17 GIANLUCA D’INCA’ LEVIS
h 18.30 PAOLO POL POLLONIATO

Sabato 12 ottobre
h 11 SAMUELE PAPIRO
h 15 BEPPE CALGARO

Domenica 13 ottobre
h 11 PATRIZIA POLESE
h 15 Metamorfosi Gallery
h 17.30 PENZO+FIORE

CONDIVISIONE VIRTUALE DEL TAKE CARE CORNER
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Olivares cut ringrazia per l’aiuto prezioso Stefano, Marco, Tristano, Cristina, Caterina, Ale.

 Take Care Corner ringrazia per l’outfit COOP INSIEME e LARA COSSER

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IN POLTRONA

Come si fa a casa propria, quando si invitano gli ospiti, e si cerca di mettere un po’ d’ordine in sala, si prepara qualcosa di buono da mangiare finchè si chiacchiera, si spolvera il tavolino di fronte al divano, si raddrizza la pila di libri in bilico di fianco alla lampada. Ecco, questo è ciò farò tra poche ore al Take Care Corner, aspettando degli ospiti di riguardo. Sistemando la poltrona, accenderò la lampada, riordinerò le idee…

Durante i cinque giorni di fiera Olivares cut si prenderà cura dell’arte dedicando attenzione agli artisti, ascoltando i loro racconti e interagendo con loro e con il pubblico. L’aspetto voyeuristico dello spiare ciò che avviene dietro le mura di casa rimane, lo estremizziamo esponendo tutto l’esponibile, in una fiera dell’arte. Ma cercando di mantenere la dimensione intima di un dialogo ravvicinato, un confronto tête-à-tête con i miei interlocutori (attesi o estemporanei).
L’interazione sarà una sorpresa.

Di Beppe Calgaro, fotografo superbo e di Marco Dal Maso e i suoi scatti ai limiti del fotogiornalismo (artistico) ne ho parlato in Venetudine e Disoccupatia (qui).
Di Andrea Penzo e Cristina Fiore e del progetto Contro Zona ne ho scritto (qui).
Non mi resta che presentarvi gli altri.

Andrea Rosset, amico, artista posato, già conosciuto come parte integrante del collettivo artistico Jennifer rosa ma qui in versione “indipendente”, sarà il primo ospite a sedersi sulla poltrona del Take Care Corner. Gli studi di pittura compiuti all’Accademia, con il tempo si sono fusi con la fotografia, che pratica da quasi vent’anni, e la passione per l’ambito video e cinematografico. La sua ricerca artistica è fatta di pose lunghe, tempi dilatati, per ottenere una fotografia silenziosa e fortemente introspettiva. Nei suoi scatti la profondità assume la forma dei corpi ritratti, che escono da antri oscuri. La luce, trattenuta sapientemente, si posa in modo spietato su una realtà fatta di pelle, dove le imperfezioni acquisiscono un valore aggiunto. Cominceremo la nostra conversazione partendo da Restrain…

La filosofia non è mai un pretesto, nel processo creativo di Samuele Papiro, ma un varco per addentrarsi nelle viscere del processo mentale. Cardine del suo lavoro è il corpo, la figura umana e lo stato di cambiamento psichico e fisico. I suoi lavori sulla fotografia si concretizzano attraverso azioni pittoriche che spesso attuano processi di erosione o cancellazione, andando a sgretolare il concetto di originale e di identità. Advertisement e La moda è finita hanno suscitato in me diverse riflessioni, che vorrò sottoporre all’artista.

Paolo Polloniato, rientrato da poco a Nove – terra di tradizione ceramica secolare – dopo alcuni anni tra Parigi e Bruxelles, sta portando avanti una personale ricerca sulla ceramica contemporanea. In occasione del Festival della Ceramica e di “Fuori Portoni” sono stata a visitare il laboratorio condiviso nel quale attualmente lavora: Paolo parte dalla tradizione dalla quale si muove, andando a ricercare le forme antiche degli stampi storici per creare opere dal sapore dadaista, reinterpretando un bagaglio corposo di immagini, dando loro un nuovo inaspettato significato.

Anche Patrizia Polese è tornata da poco in Italia, dopo un lungo viaggio in Messico, portando a casa un bagaglio di conoscenze sulla tessilità tradizionale, suo ambito di ricerca artistica in continuo mutamento. Gli “abiti da abitare” e le grandi creature che spaventano ma allo stesso tempo proteggono sono affascinanti ambiti da esplorare durante il nostro prossimo incontro.

Lisa Castellani, artista dai toni delicatissimi e onirici, mi coinvolgerà, attraverso un’azione performativa dal titolo “poketOpoket”, in una sorta di percorso a ritroso nella sua produzione artistica, giocando sulla sorpresa della scoperta di piccoli reperti. Imperdibile!

Con Gianluca D’Incà Levis, curatore funambolico, discuteremo del ciclopico progetto “Dolomiti Contemporanee” (del quale ho già scritto qui). Dal Nuovo Spazio di Casso all’Aquario Marino di Trieste, dalle dolomiti al mare, attivando collaborazioni con realtà sempre diverse.

Ultimo ma non ultimo, l’intervento di Metamorfosi Gallery (associazione culturale) in merito ai nuovi progetti espositivi in programma per la stagione 2013-2014, dalle collaborazioni internazionali d’arte alle rassegne culturali.

Il Corner è aperto. Per venire a raccontarmi, per ascoltare le conversazioni in poltrona, per conoscere e discutere con gli artisti.
Vi aspetto!

 

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Urla più forte

Nicola Ruben Montini - olivares cut

Alice mi invita ad assistere ad una performance in una importante galleria d’arte di Mestre. Non so esattamente in che consista il suo intervento; nel testo del messaggio accenna ad una inaspettata “verticalità”. Nella mia mente spunta lei, funambola eterea, in bilico su corde tese sopra le piazze di Venezia o Padova, come sono solita vederla nelle foto che posta sul suo blog. E anche stavolta mi immagino di trovarla a sfidare la gravità, magari appesa al suo ombrellino bianco di stoffa…
Invece, dopo aver faticato non poco a scovare lo spazio espositivo, perdendomi in un dedalo di viuzze lungo la darsena mestrina, la ritrovo certamente in bilico, ma sopra ad un altissimo paio di trampoli.

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